Birmania, si prepara lo sciopero generale

Gambari, delegato speciale dell'Onu per la crisi umanitaria a Myanmar, domani vedrà Than Shwe, il generale leader del regime. Prosegue la protesta: si va verso lo sciopero generale, le etnie minori attaccano l'esercito regolare

Rangoon - L’inviato speciale delle Nazioni Unite, Ibrahim Gambari, incontrerà domani il generale Than Shwe, capo della giunta militare. Lo hanno annunciato fonti del regime birmano. Gambari è già tornato a Naypyidaw, il villaggio nella giungla che il regime birmano ha voluto come nuova capitale. Ieri l’inviato Onu ha avuto un colloquio di poco più di un’ora a Yangon con la leader dell’opposizione e Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi.

Sciopero generale L’opposizione birmana non si piega e risponde alla sanguinosa repressione della giunta militare con lo sciopero generale. Intanto, dalla "zona libera" Karen, ai confini con la Thailandia, si muove l’esercito formato dall’alleanza tra le etnie shan, karen, mon e karenny. A riferirlo è Cecilia Brighi, responsabile della Cisl per i rapporti con le istituzioni internazionali e con i Paesi asiatici. "Il sindacato birmano ha lanciato una mobilitazione generale per paralizzare formalmente il Paese", ha raccontato la rappresentante sindacale, "a Rangoon, nella zona di Insein, 2mila persone stanno già manifestando e altre 1.500 si sono radunate nell’area dei centri commerciali".

Etnie in rivolta E, ha aggiunto, "l’alleanza degli eserciti delle etnie shan, karen, mon e karenny ha deciso di scendere in campo contro la giunta militare". Emarginate da decenni dalla giunta militare, le minoranze etniche del nord e dell’est del Paese hanno deciso di scendere in campo al fianco dell’opposizione che fa riferimento al premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi. "I rappresentanti delle minoranze etniche che fanno parte del Consiglio delle organizzazioni democratiche - ha raccontato la Brighi - si sono messi d’accordo con la dissidenza e hanno iniziato ad attaccare i battaglioni dell’esercito regolare". In questo modo, ha spiegato, "la giunta è costretta a spostare parte dell’esercito, ora concentrato nella ex capitale per reprimere le proteste, anche in altre parti del Paese". Una specie di "diversivo", che dimostra "come la rivolta si sta estesa e non sia rientrata, come il vertice militare vorrebbe far credere".