Birmania, le vittime forse sono 100mila

Diplomatico Usa: ecatombe. L'Onu: "Un milione i senza tetto". La giunta militare lancia gli aiuti dagli aerei. Il Papa: "Alleviate le loro sofferenze"

Yangon - Potrebbe essere molto più drammatico di quanto detto finora, il bilancio delle vittime del ciclone Nargis: i morti potrebbero essere più di 100mila e il 95% delle abitazioni nelle aree devastate del delta dell'Irrawaddy è ridotto in macerie. A dirlo è il massimo rappresentante diplomatico degli Stati Uniti nella regione, Shari Villarosa. Circa il 40% delle vittime e dei dispersi in Birmania, per il ciclone Nargis, sono bambini. Lo riferiscono operatori di "Save the Children". I dati ufficiali parlano di circa 23 mila persone morte e un milione di sfollati. Tuttavia, l’Organizzazione internazionale che si occupa di difesa dell’infanzia ritiene che tali stime siano destinate a crescere notevolmente. E l’Onu stima che la popolazione delle aree colpite da Nargis sia di circa 24 milioni. La Caritas invece lancia l’allarme epidemia.

Cinquemila kmq ancora sott'acqua Oltre 5.000 km quadrati del delta del fiume birmano Irrawaddy sono ancora sott’acqua e un milione di persone sono senzatetto. Lo hanno detto fonti dell’Onu. "Stimiamo che sono fino a un milione le persone al momento senzatetto e bisognose di immediata assistenza" ha detto Richard Horsey, portavoce dell’ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari, nel corso di un incontro a Bangkok sull’emergenza umanitaria. "Ci sono vaste aree nella zona del basso delta dell’Irrawaddy completamente sott’acqua, nell’ordine di 5.000 km quadrati" ha aggiunto Horsey.

Aiuti Gli elicotteri militari stanno lanciando cibo e acqua sulle zone colpite nel delta dell’Irrawaddy, dove interi villaggi sono stati spazzati via dalla furia dell’acqua, annunciano oggi le autorità militari. Il governo ha reso noto ieri che le vittime del ciclone - il più devastante in Asia dal 1991, quando una tempesta provocò la morte di 143mila persone in Bangladesh - sono circa 22.500, mentre sono 41mila i dispersi. Da Bangkok la Fao (Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite) ha avvertito che gli effetti del ciclone potrebbero avere un grave impatto sulla produzione di riso dell’ex Birmania, che quest’anno secondo le previsioni avrebbe dovuto esportarne 600mila tonnellate. La tempesta, che ha colpito 5 stati pari a circa il 65% della superficie del paese coltivata a riso, potrebbe provocare "penurie localizzate di cibo" e richiedere importazioni dall’estero. Gran parte delle vittime sarebbero state provocate, stando alle testimonianze, da una serie di ondate abbattutesi sui villaggi e le cittadine del delta. Passato il ciclone Nargis, ora la minaccia più grave per le centinaia di migliaia di sopravvissuti viene dalle malattie, dalla fame e dalla sete, dicono le agenzie umanitarie, che hanno invitato la giunta militare ad aprire il paese agli aiuti umanitari.

Il Papa "Appello" del Papa per la Birmania, sconvolta dal ciclone. "Faccio mio - ha detto al termine dell’udienza generale annunciando un appello - il grido di dolore e la richiesta di aiuto della cara popolazione che ha visto distrutte, vite, beni e mezzi di sussistenza dal ciclone. Come ho scritto nel messaggio al presidente dei vescovi - ha aggiunto - sono spiritualmente vicino a quanti sono stati colpiti e ripeto a tutti l’invito ad aprire il cuore alla pietà e alla generosità affinché grazie alla collaborazione di quanti sono in grado e desiderano prestare soccorso si possano alleviare le sofferenze causate da così immane tragedia".