Birra danese in aula Lo show della Lega scatena una bagarre

L’opposizione e parte del centrodestra attaccano il Carroccio: «Le carnevalate devono restare fuori dal consiglio». Il presidente Giudice sospende la seduta

Dentro il consiglio comunale come in birreria. Brindisi e biscotti, rigorosamente danesi, per difendere «la libertà di espressione» dopo la vicenda delle vignette pubblicate da un quotidiano nordeuropeo e «contro la censura islamica». Lo show organizzato ieri pomeriggio in aula dalla Lega è riuscito a scatenare una vera e propria bagarre. La manifestazione di solidarietà verso la Danimarca era iniziata intorno alle 16 e trenta, e senza presagi di polemiche, con il capogruppo Matteo Salvini e il consigliere del Carroccio Ettore Tenconi sul balcone principale di Palazzo Marino, affiancati dai colleghi di Forza Italia Manfredi Palmeri, Giovanni Terzi, Paolo Massari, Paolo Bianco, Gianfranco Baldassarre e Giacomo Beretta intenti a sventolare la bandiera danese. Invitati però dal presidente del consiglio comunale Vincenzo Giudice a concludere in fretta la protesta per dare avvio all’appello e ai lavori in aula. Ma il Carroccio ha proseguito il siparietto anche in consiglio, dove i consiglieri hanno portato birre, pasticcini e uno striscione con la scritta «Stop Islam». Provocando la reazione di Giudice, che ha sospeso i lavori, e dell’opposizione che è uscita dall’aula facendo mancare il numero legale al momento in cui il presidente ha dato finalmente inizio all’appello. La protesta si è conclusa al grido di «noi amiamo pane e salame» di Salvini e «razzisti nel sangue» del capogruppo dei Ds Emanuele Fiano.
«Non si può utilizzare l’aula per manifestazioni di questo tipo - ha affermato Giudice -, è mancato il doveroso rispetto per le istituzioni, è inopportuno da qualunque parte provengano, e tanto più dalla maggioranza». Ma secondo il capogruppo di Miracolo a Milano Basilio Rizzo, «anche il presidente aveva il dovere di far rispettare le regole, interrompendo subito la carnevalata. Ora mi auguro almeno che non eroghi il gettone di presenza a chi ha risposto all’appello, o ricorrerò alla Corte dei conti». Anche Riccardo Albertini del Nuovo Psi si è dissociato dalla Lega e da alcuni colleghi di maggioranza che si sono avvicinati divertiti al «banchetto», e in segno di protesta è uscito dall’aula: «Gli happening dal sapore elettorale si fanno fuori dal consiglio». «Ho partecipato all’iniziativa fuori dall’aula - ha sottolineato invece il capogruppo di Fi Manfredi Palmeri -, ma non ho condiviso la seconda parte: il consiglio deve mantenere una sacralità civica».