Biscione, un colosso con 20mila dipendenti

Vale sei miliardi di euro e dà lavoro a ventimila persone: questo è il gruppo Fininvest, l’«impero» della famiglia Berlusconi, come viene spesso definito, più o meno polemicamente. Quel che è certo è che il Biscione rappresenta una delle maggiori realtà imprenditoriali italiane, stella polare di una galassia di società che operano a tutto campo, dalla comunicazione allo sport fino ai servizi bancari e assicurativi.
LA CAPOGRUPPO
Fininvest Spa, la holding della famiglia Berlusconi, è nata nel 1978. Ha un patrimonio di 2,5 miliardi e ha registrato utili nel 2010 per 87,1 milioni decidendo, però, di non versare alcun dividendo ai soci. Solo l’anno prima aveva distribuito cedole per 200 milioni di euro e così la decisione è stata collegata dagli osservatori all’imminente sentenza sul Lodo Mondadori. Tuttavia, dieci giorni fa, approvando i dati di bilancio, Fininvest aveva confermato la convinzione che non ci fosse alcun danno da risarcire, decidendo quindi di non accantonare alcuna cifra a questo scopo.
LE HOLDING
Per decenni Silvio Berlusconi è stato azionista unico di Fininvest Spa, con il controllo suddiviso attraverso 22 finanziarie (Holding Italiana Prima, Seconda e così via). In seguito, la struttura è stata «asciugata», con il progressivo accorpamento delle società, e modificata per dare spazio ai figli del premier, sia a quelli di primo che di secondo letto. Attualmente, Silvio Berlusconi controlla Fininvest con il 63,27% del capitale (tramite la Holding Italiana Prima, Seconda, Terza e Ottava). I figli del primo matrimonio, Marina e Pier Silvio, hanno una quota del 7,65% a testa, rispettivamente attraverso le holding Quarta e Quinta. Entrambi hanno ruoli manageriali importanti: la primogenita Marina è presidente della stessa Fininvest dal 2005 (dopo la morte di Aldo Bonomo, storico presidente della holding) e di Mondadori, mentre Pier Silvio è vicepresidente di Mediaset. Nell’estate del 2005 anche i figli di secondo letto, Barbara, Eleonora e Luigi, hanno ricevuto una quota del patrimonio e hanno attualmente il 21,4% di Fininvest - che, diviso per tre, corrisponde in pratica a una quota analoga, per ciascuno di loro, a quella dei figli più grandi - attraverso la holding Quattordicesima.
IL GRUPPO
Mediaset, Mondadori e Milan: sono le «vetrine» dell’intero gruppo che fa capo a Fininvest, i marchi più conosciuti al grande pubblico, italiano e non solo. Dal punto di vista finanziario, la partecipazione più importante è quella in Mediaset: la holding ha il 38,98% del gruppo televisivo, che, in base all’ultima chiusura di Borsa, vale oltre 1,4 miliardi di euro. Della Mondadori, invece, Fininvest detiene il 50,13% che vale 311 milioni di euro, poco più della metà del risarcimento dovuto alla Cir. Oltre a controllare il Milan e il Teatro Manzoni (con il 100% del capitale di entrambe le società), Fininvest possiede anche il 36% di Mediolanum, che vale circa 802 milioni.
LE ALTRE PARTECIPAZIONI
Fa capo alla finanziaria anche la quota del 2% di Mediobanca, il «salotto buono» della finanza milanese: l’1% è conferito al patto di sindacato, e per la famiglia partecipa, in quanto presidente di Fininvest, Marina Berlusconi, che è anche consigliere dell’istituto di Piazzetta Cuccia. La quota in Mediobanca, sempre in base alla chiusura di venerdì scorso, vale 115,68 milioni di euro. Fininvest detiene poi una quota del 24% in Molmed, lo spin-off quotato del San Raffaele attivo nella ricerca oncologica, e il 2,06% di Aedes che, fondata a Genova nel 1905 e quotata in Borsa dal 1924, è tra le prime società italiane operanti nel settore «real estate».
I NUMERI
Il risarcimento alla Cir vale per il gruppo Fininvest tre anni e mezzo di utili. Il Biscione ha chiuso infatti il 2010 con un utile netto di gruppo di 160,1 milioni di euro, mentre la sentenza impone il pagamento di 560 milioni, tra capitale, interessi legali dall’ottobre 2009 e spese legali. A livello di gruppo, Fininvest ha chiuso il 2010 con ricavi consolidati per 5,9 miliardi di euro (+8,4% rispetto al 2009), un margine operativo lordo di 2,1 miliardi, in crescita del 14,3% e un risultato operativo di 881 milioni, in aumento del 45,9%. Il calo del risultato netto (-7,8% rispetto ai 173,7 milioni del 2009) è stato causato principalmente da proventi finanziari delle partecipate inferiori all’anno precedente. La posizione finanziaria netta di gruppo, invece, era negativa al 31 dicembre scorso per 1,357 miliardi di euro, in peggioramento rispetto a 1,174 miliardi di fine 2009. Un dato che risente principalmente degli investimenti realizzati nel 2010 per 2,2 miliardi di euro, in aumento del 55% rispetto al 2009.