Bisignani (Iata): «Col greggio a 100 dollari rincareranno i biglietti aerei»

«Ogni dollaro in più - osserva il direttore generale dell'associazione - equivale a 1,6 miliardi di oneri aggiuntivi sull'industria del trasporto aereo che possono solo in parte essere recuperati con la voce caro-petrolio»

La schiarita per il trasporto aereo globale era a portata di mano dopo un lungo periodo difficile, ma l'impennata dei prezzi del petrolio, a seguito delle proteste popolari in Nord Africa e Medio Oriente, «complica di nuovo le cose», con l'ipotesi di ritocco dei biglietti che si riaffaccia «per compensare in parte gli oneri del caro-greggio». Giovanni Bisignani, numero uno della Iata da dieci anni, lascerà a settembre il timone dell'associazione internazionale del trasporto aereo e non nasconde il suo disappunto per il cambio di scenario che costringe alla revisione dei piani, ancora una volta dopo lo shock di Lehman Brothers. «Il 2010 - ha spiegato parlando a Tokio - si è chiuso con utili complessivi per 15 miliardi di dollari che, pur esprimendo un margine del 2,7%, rappresentano un segnale di parziale ripresa dopo i 40 miliardi di perdite registrati negli ultimi 10 anni».
A inizio anno «abbiamo ipotizzato profitti per il 2011 di 9 miliardi, pari a un margine dell'1,6%, quasi a livello di enti di beneficenza», ma ormai superati dai fatti, visto «che si basavano su un valore medio del petrolio di 84 dollari al barile, mentre ora siamo già oltre quota 100». «Ogni dollaro in più - osserva Bisignani - equivale a 1,6 miliardi di oneri aggiuntivi sull'industria del trasporto aereo che possono solo in parte essere recuperati con la voce 'caro-greggiò», cioè il ritocco all'insù dei biglietti. «Sono queste le principali sfide che il trasporto aereo ha di fronte».
A fare da traino c'è l'Asia, Cina in testa («in quanti potevano pensare pochi anni fa ad Air China come primo vettore per market value?»): già nel 2010 ha conquistato la leadership del settore, salendo al 26% del traffico mondiale, staccando di un paio di milioni di passeggeri il Nord America. «Nel 2014, tuttavia, i rapporti di forza, secondo le nostre stime, saranno rispettivamente del 30% e del 23%». Le prospettive delle compagnie europee non sono affatto positive dopo le proteste scoppiate in Libia, Nord Africa e in Medio Oriente, una grande area che vale il 17% del traffico aereo complessivo. «Nelle previsioni 2011, abbiamo ipotizzato la suddivisione degli utili come 4 miliardi di dollari all'Asia, 3 agli Usa e 0-100 milioni quale fetta dei vettori europei», osserva l'ex numero di Alitalia, a Tokyo per un giro di incontri istituzionali. «È chiaro che si dovrà rivedere tutto, con gli impatti che già si sono manifestati nell'area: Egyptair, la compagnia di bandiera egiziana, ha messo a terra l'80% della propria flotta».