Bisignani molla Papa: vuole patteggiare Rinviato il processo

nostro inviato a Napoli

La presunta «associazione per delinquere», forse segreta, anzi no, altresì detta «P4», si dissocia in aula. Ieri, a Napoli, la prima e brevissima udienza del processo con giudizio immediato ad Alfonso Papa, detenuto a Poggioreale, e a Luigi Bisignani, ai domiciliari nella sua casa di Roma, finisce con lo stralcio della posizione del lobbista, ieri assente, le cui carte vengono rispedite al gip per un vizio di notifica.
Ma di fatto la notizia è che «Bisi» esce dal processo, e si prepara a patteggiare. I pm napoletani Woodcock e Curcio hanno infatti ricevuto ben due istanze di patteggiamento dai legali di Bisignani, Fabio Lattanzi e Giampiero Pirolo, sia per gli episodi di favoreggiamento per i quali ieri era chiamato a giudizio che per le altre ipotesi di reato, che lo vedono ancora nelle vesti di indagato. Bisignani, già condannato in passato, in caso di esito negativo dei procedimenti non potrebbe godere della sospensione della pena, e il 7 novembre arriverà la decisione della Cassazione sull’ipotesi di associazione per delinquere, smontata dal gip e poi «riammessa» dal Riesame. Da qui, probabilmente, la scelta del lobbista di mutare in extremis strategia processuale, concedendo alla procura di Napoli di portare a casa un primo risultato - una condanna (mite ma definitiva, e in tempi brevissimi) per l’uomo inizialmente dipinto come regista occulto di una altrettanto occulta loggia - e soprattutto di avere un’arma in più in aula contro Papa, sfruttando nel processo contro il parlamentare del Pdl in detenzione lo stesso Bisignani come «testimone assistito». Obbligato, in quanto tale, a dire la verità, e privato della facoltà di non rispondere. In cambio, oltre allo sconto di pena, i pm potrebbero lasciar svaporare alcune delle ipotesi di reato della prima ora, rimaste prive di riscontri, tra le quali probabilmente anche quella di violazione della Legge Anselmi, alla faccia della «P4».
Se ieri Bisignani, nonostante fosse assente in udienza, ha fatto parlare di sé, in aula il ruolo del protagonista è toccato, appunto, a Papa, che per la prima volta dopo 98 giorni ha lasciato per qualche ora Poggioreale, dove l’ha spedito il voto di Montecitorio lo scorso 20 luglio. Il detenuto-parlamentare è apparso dimagrito e con una vistosa barba, ma ha anche elargito sorrisi, mostrando il pollice in su e spedendo baci ai genitori e alla moglie, Tiziana Rodà, alla quale Papa, voltandosi verso il pubblico, ha più volte detto «ti amo» nel corso della breve udienza, prima di abbracciare mamma e consorte, col consenso dei giudici, al momento di lasciare l’aula per tornare in cella. I legali del parlamentare si sono visti respingere il tentativo di estendere anche a Papa la «regressione al gip» ottenuta da Bisignani, mentre l’istanza di scarcerazione presentata lunedì scorso dai suoi avvocati, D’Alise e Di Casola, non è stata nemmeno valutata: il fascicolo era incompleto, e il parere dei pm, Woodcock e Curcio, è atteso per venerdì prossimo, anche se si può ragionevolmente ipotizzare che non sarà positivo. Il processo riprenderà di fronte a un nuovo collegio giudicante. Quello di ieri era incompleto, e il presidente, Vincenzo Lomonte, ha avuto Papa come uditore giudiziario anni fa, ed era di conseguenza in odore di astensione. La prossima/prima udienza è fissata per l’8 novembre. Per uno scherzo del calendario, è appena il giorno dopo la già citata decisione sulla sussistenza del vincolo associativo da parte della corte di Cassazione.