«Bisogna rieducare gli educatori: ecco come»

I firmatari: «È in crisi la capacità degli adulti di istruire i giovani»

da Milano

Un appello per l’educazione, un monito contro l’Italia che abbandona i valori che le erano propri. Questo è «Se ci fosse una educazione del popolo tutti starebbero meglio», l’appello lanciato da Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. A raccoglierlo, scriverlo e firmarlo sono stati accademici, uomini di cultura, direttori di giornale, manager e imprenditori provenienti da diverse esperienze ideali. Tra loro il direttore del Giornale Maurizio Belpietro, il vicedirettore del Corriere della Sera Magdi Allam, il direttore del Sole 24ore Ferruccio De Bortoli, il direttore del Foglio Giuliano Ferrara, il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Lorenzo Ornaghi, il presidente della Compagnia delle opere Raffaello Vignali, il presidente della Fondazione Magna Carta Gaetano Quaglieriello e molti altri.
L’appello prende spunto dalla situazione dell’Italia, «attraversata da una grande emergenza». Non è quella politica e neppure quella economica - a cui tutti legano la possibilità di «ripresa» del Paese -, ma qualcosa da cui dipendono anche la politica e l'economia. È l’«educazione». Riguarda ciascuno tutti, perché attraverso l'educazione si costruisce la persona, e quindi la società.
I firmatari sostengono che non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro. «Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli. Per anni dai nuovi pulpiti - scuole e università, giornali e televisioni - si è predicato che la libertà è assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere. È diventato normale pensare che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell'uomo fosse destinato a rimanere senza risposta».
Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo significato, mettendo a frutto il patrimonio che viene dalla tradizione culturale, per i firmatari dell’appello è possibile e necessario, ed è una responsabilità di tutti. È la strada sintetizzata in un libro cruciale, nato dall'intelligenza e dall'esperienza educativa di don Luigi Giussani: Il rischio educativo.