«Bisogna riprogettare il casello»

Il lessico, in una situazione come questa, non può essere che militaresco: «Ho passato due giorni in trincea». Luigi Battuello, manager dell'Outlet di Serravalle, dalla finestra del suo ufficio al primo piano osserva lo schieramento di punti vendita che compongono il suo regno con piglio da generale. Di guerra, naturalmente, non si tratta, anche se qualche cazzotto tra i più esuberanti degli oltre settantamila clienti dello scorso weekend è volato. Anzi, in questi casi più feroce è la battaglia, più contenti sono tutti, a partire da chi può contare i soldi degli incassi.
Nella cittadella della moda di Serravalle, sabato e domenica è andata in scena la rappresentazione di una mania italiana: arrivare prima degli altri ad accaparrarsi la scarpa di Prada o la camicia di Versace quando queste diventano, per miracolo, più consone alle possibilità del portafoglio medio. Un miracolo stagionale come quello di San Gennaro, qui celebrato da decine di migliaia di persone. «45mila presenze il sabato, qualcuna di meno la domenica - snocciola l'orgoglioso Battuello -. Cifre stimate, il che da noi è un evento eccezionale: di solito riusciamo a monitorare con precisione l'afflusso, ma con tutta quella gente com'era possibile?».
Un afflusso record, anche se tutti gli anni il fenomeno si verifica. Senonché l'inizio dei saldi, stavolta, è caduto di sabato, inducendo contemporaneamente ognuno a fiondarsi sugli ambiti capi d'abbigliamento. Così il trionfo non può non presentare qualche piccola crepa.
Si sono viste scene allucinanti. Pernottamenti in camper, file interminabili per entrare nei negozi più esclusivi, quelli che possono permettersi un servizio d'ordine che scaglioni gli ingressi. Ma l'inferno vero si è verificato fuori dalla placida fashion town. Nel parcheggio, innanzitutto. Che è immenso, ma, a quanto pare, non abbastanza. «Sì, è incredibile ma ad un certo momento non si è più trovato un buco libero - racconta il manager - così abbiamo assistito a numerosi casi di parcheggio selvaggio», con tutti i disagi che ne conseguono. Eppure, come conferma Battuello, in casi d'emergenza le auto sono ospitate in aree concesse dal Comune di Serravalle o, addirittura, da aziende con sede nei dintorni, in nome dell'eterna gratitudine dovuta all'Outlet dal paese che, ospitandolo, ha risollevato le proprie sorti economiche.
Ma il cruccio più grande per la dirigenza dell'Outlet è un altro. Dieci chilometri di coda in autostrada per andare a fare shopping, se da una parte sono la conferma del successo, dall'altra sono una cattiva pubblicità e un deterrente per chi avesse intenzione di mettersi in viaggio. Il colpevole, se così si può dire, Battuello lo ha individuato. E tiene a freno l'irritazione. «Il casello di Serravalle è decisamente inadeguato. Il fatto che per uscire dall'autostrada arrivando da Milano si debba dare la precedenza a chi proviene da Genova non è certo una caratteristica positiva. È un vero e proprio collo di bottiglia». Ma ci sono soluzioni concrete al problema, sul tavolo? «Ancora no. Per ora vorrei indurre Autostrade per l'Italia ad una riflessione. Mi rendo conto che il casello di Serravalle è stato progettato per ben altre esigenze, ma non è forse il caso di intervenire? L'Outlet è disposto ad offrire tutta la collaborazione possibile. I nostri tecnici stanno lavorando per cercare una soluzione che ci dev'essere per forza». Tanto più che in zona è prevista l'apertura di almeno un altro centro commerciale, dopo l'Iper inaugurato alla fine del 2003. «Quella di Serravalle diventerà una zona di riferimento per lo shopping. Per questo occorre risolvere il problema non dico in tempi brevi, ma medi sì».
Esaurite le lamentele, nei luminosi uffici di quello che, in teoria, si chiama Mc Arthur Glen Designers Outlet - Serravalle si torna a godere del trionfo. Nel prossimo weekend l'affluenza sarà certamente minore. Per forza: la merce sta finendo, e qualche esercente ha già messo in vetrina la collezione primavera-estate. Poco più in là, altre casette finto-paesane sono quasi ultimate: ospiteranno i ventidue nuovi negozi di «Outlet Fase 4». Un nome che sembra uscito da un libro di strategia militare. Qui, d'altronde, siamo in trincea.