"Bisogna scoprire che c’è davvero tra padre e figlia"

Intervista a Raffaele Morelli, psichiatra e psicoterapeuta: "Probabilmente la ragazza è vittima di anni di violenza. Impossibile che la madre non se ne sia mai accorta"

Professor Raffaele Morelli, psichiatra e direttore della rivista Riza Psicosomatica, che opinione si è fatto della tragedia di Sara?
«Non è pensabile che chiunque eserciti un atto di violenza a sfondo sessuale come quello contro Sarah non si sia già manifestato e non sia già emerso in passato. È evidente che gli impulsi dello zio sono recidivi. E da questo si deve partire per comprendere tutto il dramma».

Infatti per il giudice il movente del delitto è intrafamiliare.
«È riguarda, con molta evidenza i rapporti tra Sabrina e suo padre».

Rapporti incestuosi, intende dire?
«Può essere che tra i due vi fosse una complicità. E così Sabrina potrebbe aver consegnato al padre Sarah come una vittima sacrificale».

La figlia sarebbe stata gelosa delle attenzioni del padre verso la nipote?
«Faccio un esempio. Una mia paziente è stata abusata varie volte dal padre. Quando in casa entrava un'amica su cui il padre puntava gli occhi, lei faceva delle scene isteriche e di violenza. Dunque è possibile che in un rapporto incestuoso vi sia anche l'esigenza di presentare la vittima sacrificale al padre con l'intento di eliminarla».

Ma allora tra i due chi è il vero mostro?
«Senza dubbio il padre. Questo individuo, descritto come un supermite, in realtà è l'esatto contrario. Lui voleva uccidere perché è un uomo violento dentro. Se non hai innata questa carica aggressiva ti arrabbi, urli, picchi, ma non uccidi».

Però anche Sabrina ha fatto la sua parte in questo orrore.
«Prima di vedere Sabrina come la nemica del mondo dobbiamo capire cosa ha subìto questa ragazza dal padre. Probabilmente lei è carnefice ma anche vittima di tanti anni di abusi. Sabrina potrebbe aver portato Sara al padre per un meccanismo di identificazione: se un'altra viene abusata io partecipo dello stesso evento».

Valentina, l'altra figlia, ha ammesso che Sabrina voleva un bene dell'anima al padre, era pazza di lui e lui di lei.
«E infatti ci sono incesti che si consumano e altri che rimangono nell'immaginario, ma sono molto pericolosi entrambi quando il papà mette gli occhi su un' altra. E possono sfociare in comportamenti distruttivi ed erotici».

Ma questo rapporto malato poteva essere gestito all'oscuro di Cosima, la madre di Sabrina?
«Lei non poteva non sapere né non sospettare. Chi ha questi impulsi pedofili li rivela costantemente nel tempo, è impossibile non accorgersene. E le persone semplici sono le prime a intuire che qualcosa non va».

Anche lei professore non è stato ingannato dagli atteggiamenti addolorati dell'omicida prima ancora che confessasse.
«Io li ho analizzati alla moviola in tv è ho capito subito che c'era un atteggiamento molto orientato alla recita. Inoltre, negli occhi del papà non c'è nessun pentimento».

E negli occhi di Sabrina?
«Sono gli occhi di chi ha gestito una cosa dove il punto fermo è difendere la relazione con suo padre. Dunque neppure lei prova rimorso».

Ora piovono accuse su Sabrina anche da parte di chi le è sempre stata vicino. Come la sua amica Mariangela.
«I suoi dubbi doveva esternarli prima, avrebbe aiutato gli inquirenti. Purtroppo non c'è come vedere identificato il carnefice per diventare un boia. Ora Sabrina è diventata il mostro dei mostri. Ma la realtà è che lei è innocente se ha subito quel mondo paterno infernale per anni».

La madre di Sara afferma che Sabrina sarà una seconda Franzoni. Le sembra verosimile che azzeri nella sua testa quello è che successo perché troppo mostruoso?
«No, quando si mente si mente. E' solo la paura della punizione a mettere in un angolo del suo cervello la cosa brutta: si accantona ma non si dimentica, rimane ben presente nei ricordi».

Molti hanno attaccato i media per la risonanza data ad una vicenda morbosa. Lei è d'accordo?
«No, assolutamente. La tv ha rivelato un fenomeno che sarebbe rimasto sepolto in un trafiletto di cronaca nera. Invece questa attenzione servirà ad altre potenziali vittime».

Però molti protagonisti di questa vicenda hanno sfruttato la tv per recitare una parte.
«I protagonisti si sono preparati le battute per ogni scena: hanno deciso quando piangere, quando commuoversi, quando lasciarsi andare. E questo capita in una società che ci fa sentiamo importanti quando possiamo apparire in tv. Del resto Sabrina in carcere ha chiesto cosa dicevano di lei in televisione».