Black bloc, perquisizioni all’alba. Spuntano i vecchi arnesi delle Br

Blitz nelle abitazioni di alcuni esponenti dell’area dell’anarchia. Nel
mirino gli uomini della «Bottiglieria». Trovati gas urticanti

Prima risposta dello Stato agli incidenti che hanno tenuto Roma per cinque ore in mano a un migliaio di teppisti. Ieri sono state eseguite sei perquisizioni in città e hinterland, nelle case di alcuni anarco-insurrezionalisti della «Bottiglieria». Sequestrati fionde, spray urticanti, strumenti apparentemente di limitata pericolosità che diventano armi efficaci nella guerriglia urbana, e indumenti da comparare con quelli indossati dagli incapucciati. Mentre polizia e carabinieri proseguono la visione dei filmati degli scontri, a caccia di esponenti del movimento milanese.
I controlli sono iniziati di buon’ora, attorno alle 6, equamente divisi tra Digos e Nucleo informativo dell’Arma: tre e tre. Il materiale recuperato nel corso delle perquisizioni è stato trasmesso a Roma, dove gli investigatori stanno cercando di identificare quanti hanno partecipato agli incidenti. I controlli sono terminati con il sequestro di indumenti, in cerca di qualche riscontro con quelli indossati dai «Black Block», fionde e spray urticante. Come dire il «kit di sopravvivenza» del buon guerrigliero urbano. Una fionda «caricata» a biglie di ferro può infatti diventare devastante in mani esperte. Un buon «fromboliere» infatti può scagliare in pochi secondi decine di proiettili, anche a notevole distanza, in grado di provocare dolorose fratture. Mentre lo spray urticante si rivela di estrema efficacia nel corpo a corpo con la polizia. Materiale interessante ma non ritenuto sufficiente per far scattare arresti.
I soggetti interessati alle perquisizioni sono i soliti cani sciolti dell’area anarco-insurrezionalista, che raccoglie 100/200 elementi «duri e puri». Personaggi estremamente pericolosi, che rifiutano ogni dialogo politico anche con il resto del movimento. E per questo visti di cattivo occhio dagli altri antagonisti. Tanto che quando vengono «colpiti» dalle forze dell’ordine, ricevono solo una generica solidarietà. Si tratta del gruppo che ha occupato per anni lo stabile comunale di Ripa Ticinese 83 dove avevano creato «Lab Zero». Da qui partirono le incursioni squadristica del gruppetto di Valerio Ferrandi, 26 anni, figlio dell’ex terrorista di Prima Linea Mario, che dopo una serie di scontri con la polizia a Firenze e aggressioni ad avversari politici, in particolare la libreria di Cl in Statale, sta ora scontando una lunga pena detentiva in carcere.
Gli anarchici, dopo lo sgombero dello scorso giugno, occuparono uno stabile in via Savona 18, denominato «Bottiglieria». E da allora il nome «bottiglieri» gli è rimasto cucito addosso. Quindi, di sgombero in sgombero, un palazzetto in via Giannone 8, e l’ex piscina comunale di via Botta 18. Ora sono senza sede dopo aver tentato di prendersi lo stabile di via Valvassori Peroni, scacciando gli altri antagonisti che l’avevano occupato. Secondo i calcoli degli investigatori almeno una ventina di loro hanno partecipato materialmente agli scontri. E ora si tratta di individuarli. Per questo oltre alle perquisizioni, carabinieri e polizia stanno visionando i filmati degli incidenti nella speranza di riconoscere qualche volto noto.