Black list prof ebrei, individuato autore

Un 39enne sarebbe l’autore del blog nel quale si
fa riferimento a una "lista nera" di 162 docenti universitari
appartenenti a una presunta lobby ebraica

Roma - La procura di Roma ha iscritto sul registro degli indagati per i reati di violazione della privacy e diffamazione il nome di Paolo Munzi. L’uomo, 39 anni, sarebbe l’autore del blog nel quale si fa riferimento a una "black list" di 162 docenti universitari appartenenti ad una presunta lobby ebraica. Ieri la casa da dove è "partita la connessione", a Forano, in provincia di Rieti è stata perquisita, su diposizione degli inquirenti.

Le accuse sono scattate dopo gli accertamenti della polizia postale, giunte all’attenzione del pm Giuseppe Corasaniti e del procuratore aggiunto Franco Ionta. La fattispecie della diffamazione non è stata contestata d’ufficio, ma in seguito alla presentazione di alcune denunce.

In relazione alla black list apparsa in rete i magistrati non hanno intenzione di procedere per istigazione all’odio razziale o religioso sulla base della considerazione che non esiste la razza ebraica, bensì la religione ebraica e nel documento non si fa riferimento a quest’ultima. Non sono esclusi, tuttavia, altri capi di imputazione se dovesse emergere altro materiale di diverso tenore.

Stando a indiscrezioni, infatti, Munzi avrebbe firmato un documento negazionista della Shoah, ma tutti gli scritti, così come il contenuto del computer fisso sotto sequestro, sono ancora oggetto di attenta verifica da parte della Polizia postale. Ieri Munzi non ha collaborato con gli investigatori; l’indagato, infatti, non ha consentito l’ingresso nella sua abitazione di Forano, in provincia di Rieti, perché muniti soltanto di un decreto di sequestro. La procura ha dovuto, quindi emettere in serata un provvedimento di perquisizione che consentisse l’accesso della Polizia.

Chi indaga ha voluto procedere con estrema cautela dal momento che l’utenza è intestata alla madre di Munzi. Ma l’atteggiamento dell’indagato ha rafforzato il convincimento degli inquirenti che fosse proprio lui il responsabile dell’immissione in rete della lista. I magistrati avevano così disposto un’altra perquisizione in un "appoggio" di Munzi a Roma dov'è presente una linea telefonica che l'indagato avrebbe potuto utilizzare.