Blackberry fa le cose in grande

Cambio di rotta: email mobile non solo come strumento di lavoro ma anche per affermare il proprio stile di vita. Dalla Florida, in esclusiva per WEEK.it<br />

Orlando, Florida - Immaginate quattromila persone, forse anche di più (i dati definitivi non sono ancora disponibili al momento in cui scriviamo) stipati in quattro enormi alberghi nel parco divertimenti più grande del mondo, il DisneyWorld di Orlando, in Florida.

E non si tratta di vacanzieri, ma delegati di un evento internazionale semplicemente faraonico: il Wireless Enterprise Symposium, o più familiarmente Wes 2007. Il padrone di casa è Rim, Research in Motion, l’azienda che con il Blackberry ha inventato la posta elettronica in mobilità.

Tra le tante lingue che si sentono, latita l’italiano: a rappresentare la stampa nazionale c’era solo WEEK.it. Eppure il nostro paese è considerato «uno dei più importanti, se non il principale, in un continente che per noi è assolutamente strategico», come ci confida la signora Charmaine Eggberry, vice presidente della branca europea di Rim.

Da questa parte dell’atlantico, dice il Coo Don Morrison, Rim non ha lesinato gli sforzi, anche se «per anni è stato come smuovere la macina di un mulino: un passo alla volta, all’inizio con grande fatica, poi la macchina si è messa in moto e ora abbiamo rapporti commerciali con tutti i principali operatori mobili europei. E Telecom Italia è stato proprio uno dei primi con cui abbiamo stretto accordi».

Già, i lettori di WEEK.it se lo ricorderanno, era l’epoca in cui il Blackberry era tutto lavoro e niente gioco, come dicono da queste parti; un austero palmare senza nemmeno il telefono. «Oggi le cose sono profondamente cambiate» dice Eggberry. «Ai cavalli di battaglia di sempre, e cioè la sicurezza - il Blackberry è usato dalle polizie di mezzo mondo proprio per l’elevato livello di sicurezza che garantisce- e alla comodità della posta Push abbiamo affiancato potenti funzioni multimediali e soprattutto stile, che è quello che ci chiedono gli europei e gli italiani in particolare. Oggi la gente non vuole più il nostro palmare solo perché gli serve la posta, ma perché è un Blackberry».

 

Quando l’America si trovò senza posta

«Possiamo garantire che una cosa del genere non succederà mai più». Ce lo assicura il co-Ceo di Rim, Jim Balsillie in persona. E ce lo dice con in viso un’aria scura che mette quasi paura. D’altronde, si è trattato di una delle pagine più nere della storia di Rim: quel maledetto 17 aprile in cui dal Canada agli Usa milioni di “workaholic”, i malati di lavoro, si son trovati di punto in bianco senza email da passeggio.

Non si trattava di un problema da poco, il sistema riprese a funzionare solo il giorno successivo, causando guai a non finire... gli unici a esserne contenti sono stati i siti di scommesse online, pronti ad accettare puntate su quando si scatenerà il prossimo blackout del Blackberry.

Scommesse che, secondo Balsillie, non saranno pagate mai: «Si è trattato di un errore umano assolutamente evitabile», ammette a denti stretti il chairman di Rim, «dovuto a un testing insufficiente». La strada per evitare di ricadere in futuro in un blackout di questre dimensioni è già tracciata, assicura: «Gli esperti di business continuity stanno lavorando per rendere più fault-tolerant il sistema, ma in ogni caso l’incidente non è stato dovuto a nessun tipo di degrado dell’infrastruttura tecnica, e questa è una buona notizia. L’evento del 17 è stato risolto senza alcuna ambiguità, e non potrà ripetersi mai più».

 

Sotto esame: Curve 8300, la mora più trendy che c’è

«Vogliamo andare ben oltre la posta elettronica. Il Blackberry non è più uno strumento per avere la posta nel taschino, è un terminale per esprimere il nostro stile di vita», ci dice il Chief Operations Officer di Rim Don Morrison. Devo ammettere che l’obiettivo è stato lungo da raggiungere, ma finalmente Rim l’ha centrato. Il Curve 8300, l’ultimo nato della famiglia Blackberry, è il terzo palmare Rim che ho avuto occasione di provare per i lettori di WEEK.it.

Del primo non parliamo neppure: son passati quattro anni, ma è come se ne fossero trascorsi cento, era un coso terribile da usare, che andava giusto bene per leggere la posta. Il secondo, il Pearl, è un telefonino elegante, completo di ottimo software, ma pecca sul fronte della tastiera: ogni tasto serve per tre lettere, il che rende scrivere un’email alquanto faticoso, nonostante l’assistenza di un software per il completamento delle parole veramente eccezionale, molto superiore non solo al T9 di Nokia ma anche al Mobile Word di Microsoft.

Il Curve mantiene ciò che di buono si era visto nel Perl: la pratica rotella di scorrimento, per esempio, e il design minimale ma con una spiccata personalità. La tastiera Qwerty estesa è comoda, eppure le dimensioni e il peso (114 grammi, 107x60x15,5 mm) sono di poco superiori a quelle del Perl. Interessante la fotocamera da 2 megapixel, di qualità superiore alla media. Il software multimediale comprende Roxio Media Manager e PhotoSuite 9 LE. Musica, video e foto si registrano su schede microSD.

Lo schermo 320x320 è molto valido, ha anche un sensore che regola la luminosità sulla base della luce ambientale, cosa che aiuta a risparmiare le batterie. Le reti disponibili sono Gsm/Edge quadribanda e Bluetooth.