Blair ai musulmani: «Aiutateci a sconfiggere l’ideologia del male»

Il premier invita la comunità islamica a cooperare nella lotta alle frange estremiste. Il Cairo scagiona Magdy «il chimico»: estraneo agli attentati


Se c’è una cosa di cui la Gran Bretagna non ha bisogno, al momento, è l’esasperazione di quel «profondo disappunto» di cui la comunità musulmana, dopo le bombe del 7 luglio, è oggetto. Circoscrivere, delimitare, abbassare i toni della polemica senza fare di ogni erba un fascio. È questa la parola d’ordine che Tony Blair (preoccupato dall’irrigidimento montante nel Paese nei confronti di chi ostenta, anche nell’abbigliamento, la propria appartenenza allo stesso mondo da cui provengono i kamikaze del metrò) è tornato a veicolare ieri intervenendo a un forum del partito laburista. Non c’è uno «scontro di civiltà» tra il nostro mondo e l’Islam, ribadisce il premier britannico, «perché anche i musulmani sono uniti nella condanna del terrorismo. Ed è con la comunità musulmana che dobbiamo lavorare per isolare le frange estremiste». Ecco perché, per sconfiggere il terrorismo, l’imminente giro di vite legislativo, dice Blair, non basterà. «È con le convinzioni dei bombers che dobbiamo confrontarci. La battaglia che dobbiamo vincere contro i portatori di un’ideologia del male non riguarda solo i loro metodi, ma la loro visione del mondo. Dobbiamo guardare alle cause, non ai sintomi».
È una virata «zapaterista» in piena regola, si direbbe, quella promossa da Tony Blair. Una visione assai lontana, in ogni caso, da quella espressa dal comune sentire della maggioranza del Paese che si sente profondamente offesa, traumatizzata, dalla scoperta di aver allevato la classica serpe in seno. E qualcuno comincia a domandarsi se il progetto di alleggerire il contingente militare britannico in Irak, annunciato nei giorni scorsi dal governo, non faccia parte dello stesso disegno emolliente. «Il fanatismo non può essere moderato, non può essere sanabile - ha proseguito Blair, imperterrito - ma sconfiggeremo la minaccia di Al Qaida attraverso il potere della parola, del dibattito. È una battaglia di idee, di cuori e d’intelletto, sia all’interno dell’Islam che fuori». Discorsi, cioè, contro pallottole.
Nel dibattito interno, ieri si sono fatti sentire i laburisti, come il deputato John McDonnell, che in televisione ha puntato il dito sull’Irak. «Quali sono i veri motivi per cui dei giovani vengono reclutati in organizzazioni fasciste disposte a uccidere? La guerra in Irak ha un ruolo in tutto questo», ha concluso Mc Donnell, al quale si è associata la deputata Clare Short, ex ministro dello Sviluppo dimessasi nel 2003 per protesta contro la decisione di Downing street di appoggiare gli Usa nell’avventura irakena.
Sconcerto, a proposito delle indagini, ha destato la dichiarazione del ministro degli Interni egiziano, Habib al Adly, secondo il quale il «chimico» arrestato l’altro ieri al Cairo non ha alcun legame con Al Qaida. Secondo le autorità del Cairo (che non sono tenere con i fondamentalisti di casa loro, e avrebbero tutto l’interesse, visti i miliardi di dollari che Mubarak incassa ogni anno dagli Stati Uniti, ad avvalorare la tesi qaedista) le informazioni circolate sul conto del dottor Magdy Al Nashar sono prive di fondamento e frutto di «frettolose deduzioni».
Lo stesso al Nashar, arrestato al Cairo a casa dei genitori (altra incongruenza in questa vicenda) aveva negato ogni coinvolgimento negli attentati. Anche se dovrà spiegare la presenza di quasi 40 chili di esplosivo nell’abitazione di Leeds da lui presa in affitto. Stupore emerge anche dalle dichiarazioni dei familiari dei 4 «spalloni» della morte.
\