Blair ai Paesi dell’Est: «Lo sconto non si tocca»

da Budapest

Si è chiuso con un nulla di fatto il vertice centroeuropeo svoltosi ieri a Budapest fra il premier britannico Tony Blair, presidente di turno dell’Ue e i colleghi di Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca per cercare di raggiungere un compromesso sul quadro finanziario 2007-2013 dell’Unione. Blair ha tuttavia promesso che la settimana prossima il suo governo farà una nuova, ampia proposta per il futuro quadro finanziario e prenderà in considerazione ogni aspetto.
Blair voleva convincere i suoi partner dell’Europa centrale di accettare la sua proposta di tagliare circa 25 miliardi di euro dal totale di 872 milioni di euro del bilancio complessivo per sette anni (era questa la proposta lussemburghese nel primo semestre 2005), e fissare all’1 per cento del Pil il contributo di tutti i paesi membri al bilancio Ue.
Il taglio proposto dalla presidenza britannica toccherebbe soprattutto i fondi strutturali e di coesione con la conseguenza che i dieci nuovi paesi Ue perderebbero il 10 per cento di questi sussidi molto importanti per il loro sviluppo. Il premier polacco Kazimierz Marcinkiewicz, lo slovacco Mikulas Dzurinda e il ceco Jiri Paroubek hanno lasciato prima la conferenza e non hanno voluto incontrare la stampa. I quattro capi di governo hanno indirizzato prima dell’incontro una lettera comune a Blair, rifiutando il taglio prospettato. Da parte sua, Blair ha detto che la Gran Bretagna non può rinunciare assolutamente allo sconto di bilancio negoziato negli anni Ottanta. «Non modificheremo in alcun modo lo sconto britannico, senza una profonda riforma della politica agricola comune». Blair ha ricordato come, prima dello sconto, la Gran Bretagna pagasse il doppio dei contributi rispetto alla Francia.