Blair a Bagdad: «Non mi pento del conflitto»

Visita d’addio in Irak del premier di Londra prossimo alle dimissioni. Messaggio all’Iran: lasci il terrorismo se vuole lavorare con noi

da Bagdad

«Non mi pento di aver provocato la caduta di Saddam, no». Il premier britannico Tony Blair, a trentotto giorni dall’addio alla carica di premier (gli succederà, come previsto, l’attuale ministro delle Finanze Gordon Brown), vola a Bagdad per un’ultima visita ai suoi soldati e alle autorità dell’Irak democratico sorto sulle ceneri del regime di Saddam Hussein e chiarisce, una volta per tutte, di non aver niente di cui rammaricarsi.
Nel corso della visita di addio al Paese che forse guasterà presso l’opinione pubblica britannica l’immagine complessiva di un premier che ha a lungo goduto di grandissima popolarità, Blair ha incontrato il presidente Jalal Talabani e il capo del governo Nuri al-Maliki. Con loro ha discusso la situazione dell’Irak, tuttora preda, nonostante gli sforzi delle forse della coalizione internazionale a guida americana, di una violenza settaria che ogni giorno miete un alto numero di vittime.
Chiarito di non essere pentito della decisione di coinvolgere le forze armate del suo Paese nel conflitto che ha portato alla caduta di Saddam Hussein, il premier britannico ha detto ai giornalisti che «il futuro dell’Irak dovrà essere determinato dagli iracheni secondo i loro desideri, e che è importante che tutti i Paesi vicini lo comprendano e lo rispettino». Un invito alla stabilità che è un chiaro messaggio rivolto soprattutto, anche se non esclusivamente, all’Iran. Lunedì 28 maggio diplomatici statunitensi e iraniani si incontreranno in territorio iracheno per discutere lo spinoso tema della sicurezza dell’Irak: un evento decisamente raro tra rappresentanti di due Paesi che sono in aperto contrasto.
Blair, parlando di Teheran, ha mostrato l’abituale chiarezza di idee e di linguaggio. «Sappiamo che lavorare con l’Iran è importante - ha detto -, ma l’Iran deve comprendere che non può contemporaneamente sostenere il terrorismo e pretendere di lavorare con noi». Poco prima dell’arrivo di Blair a Bagdad, tre colpi di mortaio si sono abbattuti sulla superfortificata “Zona verde” dove egli aveva in programma una serie di incontri, e hanno causato il ferimento di una persona, ma un suo portavoce ha subito minimizzato, definendo l’incidente «ordinaria amministrazione».
Onorati i suoi impegni nella capitale irachena, Blair è volato a Bassora, la grande città del sud del Paese dove è attivo un contingente di diverse migliaia di militari britannici, che ha dovuto contare non poche vittime nel corso di un sanguinoso mese di aprile. Secondo testimoni un paio di colpi di obice si sono abbattuti nelle vicinanze anche in questa circostanza.
Continua intanto lo stillicidio di morti violente tra i soldati americani in Irak. Tra venerdì e sabato ne sono stati uccisi otto, che vanno ad aggiungersi agli oltre 3.400 dall’inizio della missione irachena nella primavera 2003. E cresce la preoccupazione per i tre soldati scomparsi: secondo il comando Usa a Bagdad, due di loro sarebbero ancora in vita nelle mani di terroristi affiliati ad Al Qaida.