Blair blocca una scomoda indagine su tangenti alla casa reale saudita

Il premier: «È in gioco l’interesse nazionale». Bustarelle a un principe dalla Bae Systems per ottenere la maxi commessa di armi

L'indagine sui fenomeni di corruzione in Arabia Saudita ad opera di aziende britanniche va sospesa, perché è in gioco l'interesse nazionale. «Me ne assumo la piena responsabilità». Con queste dichiarazioni il primo ministro britannico, Tony Blair, si è difeso dopo essere intervenuto sul Serious fraud office (Sfo), per convincerlo ad abbandonare una indagine su sospette attività di corruzione a opera di Bae Systems, la principale industria della difesa britannica, per «oliare» la casa reale saudita. Il tutto in relazione al colossale pacchetto di commesse militari «Al Yamamah», che Riad ha sottoscritto nel 1986, per un valore di oltre 33 miliardi di euro.
A mano a mano che le indagini, durate due anni, proseguivano e la morsa si stringeva intorno a esponenti della casa reale saudita, le pressioni da parte di Riad sono andate aumentando, fino al punto da sospendere i negoziati con Bae Systems per l'acquisizione di 72 aerei da combattimento Eurofighter Typhoon, un nuovo affare che vale oltre 15 miliardi di euro. L'Arabia ha scelto già da tempo l'aereo europeo, ma le discussioni per arrivare alla firma dei contratti si sono prolungate, mentre l'Sfo andava a curiosare tra conti in svizzera, benefits di ogni tipo, auto costose, gioielli, viaggi che Bae avrebbe regalato ai decisori sauditi, attingendo a fondi neri appositamente creati.
Nelle scorse settimane è poi circolata la voce secondo la quale l'Arabia era pronta a puntare su caccia statunitensi o francesi al posto di quelli offerti da Bae.
A quel punto Blair ha dovuto farsi sentire con l'Sfo e con il procuratore generale, Lord Peter Goldsmith, chiarendo le conseguenze di una prosecuzione dell'indagine. E l'Sfo ha chinato la testa. Ufficialmente la scelta è stata resa più semplice dalla mancanza di riscontri e prove sufficienti per portare il caso in tribunale, anche continuando le indagini per altri 18 mesi. Blair ha poi detto di essere intervenuto per salvaguardare le relazioni con un alleato importante, per non parlare, ovviamente, del contributo saudita alla lotta al terrorismo, smentendo di essersi mosso per difendere posti di lavoro e gli interessi di Bae Systems.
A beneficiare della realpolitik londinese non sarà solo Bae, ma anche l'industria tedesca, spagnola e quella italiana, in particolare Finmeccanica, coinvolta nella produzione degli aerei e, soprattutto, della loro elettronica, anche grazie anche a società controllate presenti nel Regno Unito.
In realtà l'inchiesta dell'Sfo non avrebbe dovuto essere mai avviata: è notorio infatti come siano condotti gli affari in certe parti del mondo e quale sia la reazione dei governi interessati se manca la discrezione. Gli affari sono affari. Cercando di conciliare legittimità formale e interesse nazionale il governo britannico ha combinato un pasticcio. Ora bisognerà vedere se il tardivo ripensamento basterà a calmare i furibondi sauditi, poco inclini a veder mostrate in pubblico le proprie dubbie virtù. Specie in un tribunale.