Blair cede a Brown il timone del Partito laburista

da Londra

L’eterno secondo ha finalmente raggiunto la vetta. Dopo aver passato dieci anni, anche tumultuosi, a fianco di Tony l’ammaliatore, Gordon Brown è stato finalmente eletto leader del partito laburista britannico e da mercoledì – come prevede la prassi – sarà il nuovo primo ministro. Ieri, in un congresso straordinario del partito tenutosi a Manchester, Blair ha salutato il suo successore con parole cordiali e affettuose.
«Quest’uomo ha tutte le qualità per essere un ottimo primo ministro», ha sottolineato il leader uscente garantendo a Brown il suo appoggio più fermo per il futuro. E Brown, nel raccogliere un’eredità tanto desiderata quanto difficile, nel ringraziare l’amico e avversario di sempre ha ricordato ai suoi colleghi che il partito «non dovrà avere soltanto una serie di strategie politiche da mettere in atto, dovrà possedere un’anima».
«È con umiltà, orgoglio e grande senso del dovere – ha detto ancora Brown – che accetto il privilegio e la grande responsabilità di guidare il nostro partito e cambiare il nostro Paese». Un Paese che in realtà, in questi ultimo decennio, è già passato attraverso una serie di grandi cambiamenti, grazie all’impulso innovatore di Blair, come il suo successore non ha mancato di sottolineare. Ringraziandolo, Brown ha detto che l’ex leader laburista ha fatto diventare la Gran Bretagna «più forte, più tollerante ed equa, più prospera».
Tuttavia, il Paese che oggi Brown si accinge a guidare non è un Paese sereno. Molte delle riforme fortemente volute da Blair non hanno trovato il consenso della gente e lo spettro del conflitto iracheno è un fardello pesante. Brown ha già deciso di giocare le sue carte migliori sul fronte della politica nazionale impegnandosi – come ha detto anche ieri – nell’offrire servizi di «alta qualità» e «su misura», pensati in base alle esigenze dei singoli utenti.
Gli sforzi del nuovo esecutivo saranno quindi tutti diretti ad affrontare i problemi posti dall’istruzione, dall’instabilità del mercato immobiliare, dai grandi cambiamenti ambientali indotti dal mutamento climatico globale. Il nuovo leader ha anche annunciato la sua volontà di dar vita a un esecutivo che accolga al suo interno «ogni talento» anche se per ora le indiscrezioni circa la presenza di qualche liberaldemocratico sono state smentite. E a leggere gli ultimi sondaggi sembra che l’uscita di scena di Blair stia giovando non poco all’immagine del partito che, per la prima volta dallo scorso ottobre, supera di 4 punti percentuali i conservatori. Secondo l’ultima ricerca dell’istituto Mori per il domenicale The Observer, la percentuale di consenso dei laburisti sarebbe salita al 39% contro il 36% del partito guidato da David Cameron. Non solo, l’opinione pubblica vede ora decisamente di buon occhio l’incoronazione di Brown. Soltanto un 22 per cento ritiene ormai che Blair sarebbe stato ancora il primo ministro più adatto al Paese.
Che Gordon sia stato per molto tempo un personaggio tanto scomodo quanto indispensabile alla corte di re Tony e che la loro relazione non sia sempre stata puro idillio, lo dimostrano però anche le ultime rivelazioni di ieri dell’Independent. Secondo il giornale, il premier uscente aveva intenzione di disfarsi di Brown subito dopo le elezioni del 2005. Da un carteggio segreto emerge infatti la volontà di spaccare in due il dicastero delle Finanze e di nominare un nuovo Tesoriere, in modo da allentare la pressione di Gordon sull’agenda di politica interna.
Ma il tentativo di estromissione non fu mai messo in atto. Il congresso laburista ha eletto ieri anche il nuovo numero due del partito: una donna. A spuntarla di stretto margine su gli altri candidati è stata l’ex ministro della Giustizia, Harriet Harman, 56 anni. La signora ha battuto con il 50,4 % delle preferenze il favorito, il ministro della Pubblica istruzione, Alan Johnson, che ha ottenuto il 49,6. Laureata in giurisprudenza, è sposata con il tesoriere del Partito laburista, l’ex sindacalista Jack Dromey. Hanno tre figli.
Si vedrà ora se alla Harman verrà offerto anche il ruolo di vicepremier, che fino a questo momento era stato di John Prescott, dimissionario insieme con Blair.