Blair: per combattere il terrore pronti a limitare i diritti umani

«Benvenuti gli stranieri, ma devono rispettare le nostre regole». Giro di vite sull’asilo politico, espulsioni più rapide

Lorenzo Amuso

da Londra

Le regole cambiano. Poche parole - secche e risolute - per annunciare un nuovo equilibrio tra libertà civili e diritto alla sicurezza. Ma soprattutto un nuovo approccio nella lotta al terrorismo. Un giro di vite non solo contro i terroristi, ma anche contro i loro apologeti, fiancheggiatori e simpatizzanti.
Nella sua ultima conferenza stampa prima della pausa estiva Tony Blair rilancia l’impegno del suo governo contro l’estremismo islamico e sfida alleati e avversari, giudici e associazioni per i diritti umani, sul piano delle garanzie civili. Dopo aver celebrato per anni la sua anima «multiculturale, multietnica, multireligiosa», la Gran Bretagna è stata bruscamente svegliata dai due attentati di luglio. E ora, superato lo choc, è pronta a ripartire. Ma senza più chiudere un occhio nei confronti di chi «ha abusato della sua ospitalità».
Londra non deve più essere Londonistan, così chiamata per la sua vocazione liberale, che l’ha trasformata in uno dei principali centri dei militanti islamici. Tolleranza zero, dunque. Non solo contro i terroristi responsabili di attentati, ma anche contro quella vasta frangia di musulmani - imam, insegnanti, leader -, residenti nel Regno Unito, che continuano a predicare, giustificare o addirittura incoraggiare la violenza. Contro questi soggetti Blair ha promesso la massima severità, espulsioni e deportazioni immediate, promuovendo accordi con Giordania, Libano e Algeria contro l’uso della tortura o la pena di morte per gli espulsi.
Sarà reato giustificare o esaltare il terrorismo in qualsiasi parte del mondo si manifesti, verrà negato il diritto di asilo a chiunque abbia avuto a che fare con il terrorismo, sarà revocata la cittadinanza inglese alle persone coinvolte nell’estremismo, verrà esteso il periodo di fermo senza imputazione formale. E per i britannici che si macchiano delle stesse colpe verranno inasprite le misure restrittive.
Queste le principali misure decise. «Nessuno deve avere più alcun dubbio, le regole stanno cambiando - ha dichiarato il premier -. Non si può venire nel nostro Paese e incitare i giovani alla violenza abusando della nostra tolleranza». Alcune misure del nuovo pacchetto antiterrorismo, che avrà valore retroattivo e si prevede verrà approvato entro fine anno, entreranno in vigore subito; altre richiederanno un periodo di consultazione o l’introduzione di una nuova legge.
Fin dall’inizio di settembre il governo avvierà incontri con tutte le forze politiche in tema di espulsioni ed estradizioni. Ma Blair ha fatto capire che la strada ormai è imboccata e indietro non si torna. Persino la legislazione sui diritti umani, o la Convenzione europea in materia, è a rischio emendamento se si dimostrerà che ostacola la nuova legislazione. «Gli stranieri restano i benvenuti, ma devono rispettare le nostre regole e il nostro stile di vita - ha aggiunto -. Per questo, ci saranno anche consultazioni con le comunità islamiche per favorire l’integrazione, perché se qualcuno è qui da 20 anni e non parla inglese, francamente lo trovo preoccupante».
Ribadendo l’importanza delle comunità islamiche nella lotta al terrorismo, Blair ha sottolineato come queste misure non siano mirate contro i cittadini di fede islamica, ma contro i gruppi radicali, come Hizb ut Tahrir e Al-Muhajiroun, che il ministro dell’Interno, come previsto dalla legge antiterrorismo del 2000, avrà il potere di sciogliere. Stessa sorte per tutti i siti internet, luoghi di culto e seminari che predicano il terrore. Una brusca sterzata che ha avuto il consenso dei conservatori, ma anche più di una voce contraria. Se il ministro ombra David Davies ha plaudito a un’iniziativa che «da lungo tempo i Tory sollecitano», Charles Kennedy, capo dei liberaldemocratici, ha già fatto sapere di non contare su di lui. Bocciature anche da parte dei principali gruppi musulmani e dell’associazione per i diritti civili Liberty, secondo cui la «chiusura di librerie e siti internet» infiammerà gli animi e spaccherà ancor più il Paese.