Blair: «Dietro gli attacchi un’ideologia perversa»

Guido Mattioni

nostro inviato a Londra

Un solo impegno - e nemmeno di fondamentale importanza, la visita a una scuola - cancellato dall’agenda. E uno recuperato in extremis, in parte modificato nel cerimoniale, ma del tutto amplificato nel suo peso politico proprio dal drammatico succedersi degli eventi.
È stato un Tony Blair ancora una volta calmo, sicuro di sé, imperturbabilmente british, ma soprattutto indiscutibilmente Grande Leader, quello che si è rivolto al suo Paese trovatosi una seconda volta sotto attacco terroristico nell’arco di due settimane. Così, gli unici inglesi rimasti delusi dal loro Premier sono stati di certo soltanto i ragazzini dell’istituto che ieri Blair aveva in programma di visitare.
La minaccia dei quattro zainetti esplosivi che fortunatamente ieri hanno fatto cilecca, non ha infatti indotto il primo ministro a rimandare l’incontro con il suo collega australiano John Howard. Anzi, la sua presenza a Londra è stata l’occasione per ribadire la storica fratellanza e la solida alleanza politica esistente tra i due popoli. Con Blair che, nella conferenza stampa immediatamente convocata per prendere posizione sull’accaduto, ha voluto accanto a sé proprio il numero uno del governo di Canberra. Blair, nell’occasione, è sembrato insomma voler ripetere e ribadire i toni e i concetti che pochi istanti dopo i sanguinosi attentati del 7 luglio scorso aveva usato dal vertice scozzese del G8 rivolgendosi alla sua gente. Solido come Churchill. Duro come Churchill. Determinato come Churchill.
Così, il primo ministro ha respinto ogni legame di causa-effetto tra gli attentati terroristici e l’impegno britannico in Irak, da lui voluto. Questi atti criminosi, ha detto, sono invece «il frutto di un’ideologia perversa», cresciuta sul lungo periodo. «Le radici di questo sono profonde», ha detto ancora, perché «gli attentati terroristici vanno indietro di più di 10 anni». Ma quella stessa «ideologia perversa», ha aggiunto, altrettanto sul lungo periodo sarà sconfitta. Non solo con il lavoro dell’intelligence e delle forze di polizia, ma anche «grazie ai valori di libertà, di democrazia e di rispetto».
Il fatto che quelle di ieri siano state fortunatamente esplosioni mancate, che non hanno causato vittime, ha detto ancora il premier, non ci deve portare tuttavia «a minimizzare» l’accaduto. «Sappiamo perché queste cose vengono fatte - ha proseguito rivolto alle telecamere, e attraverso queste all’intera Inghilterra -. Vengono fatte per spaventare le persone. Ma noi dobbiamo reagire con calma», ha insistito ancora una volta rivolto ai londinesi esortandoli a continuare a vivere la loro vita come al solito. «Reagire in qualunque altro modo - ha detto ancora Blair - significherebbe partecipare al gioco a cui vogliono farci giocare. Alla fine, i valori che rappresentiamo sono i valori che trionfano», ha concluso il primo ministro ripetendo con altre parole lo stesso concetto che aveva scandito, teso ma risoluto, due settimane fa. Ovvero che la folle voglia di uccidere dei terroristi sarà sempre inferiore alla determinazione occidentale a mantenere il proprio modello di vita e di civiltà.
Blair, che ieri ha anche preso parte a una riunione del Cobra, l’organismo governativo per le emergenze, ha inoltre aggiunto che «è troppo presto» per fare ipotesi su quale mano si nasconda dietro i falliti attentati. E ha sottolineato come, anche a giudizio di Scotland Yard, la situazione tornerà presto alla normalità.
Il suo quasi omonimo, il capo della polizia metropolitana Ian Blair, ha dichiarato infatti che «la situazione dei trasporti in città è assolutamente sotto controllo». Mentre il sindaco di Londra, Ken Livingstone, presente anche lui alla conferenza stampa, ha fatto eco alle parole tranquillizzanti del primo ministro. «Supereremo anche questa», ha detto con un sorriso.