Blair furioso con l'Unione europea: troppo debole con l’Iran

Londra ha chiesto invano ai partner sanzioni per il rapimento dei
quindici marinai britannici nel Golfo Persico. Teheran ora parla di
processo per i soldati. Ma Washington avverte: niente scambi, non libereremo i cinque pasdaran catturati in Irak

Londra - Se l’Unione Europea non raccoglie l’appello lanciato dalla Gran Bretagna sul caso dei 15 tra marine e marinai inglesi prigionieri a Teheran, dagli Stati Uniti interviene con forza George Bush: l’Iran ha avuto «un comportamento imperdonabile», dice, gli ostaggi «sono innocenti» e vanno «liberati immediatamente». Per questo, il Presidente americano ha detto di «appoggiare appieno» il premier britannico nella ricerca di «una soluzione pacifica».

Ad eccezione di una solidarietà a parole alla richiesta di un rilascio immediato dei quindici, per ora nessuna sanzione è stata decisa dall’Ue nei confronti della Repubblica islamica, Paese che rappresenta il maggior partner commerciale della comunità europea. Secondo quanto riportato ieri dal quotidiano Times, Tony Blair si sarebbe adirato per il comportamento degli alleati, ai quali avrebbe chiesto di lanciare al governo iraniano una minaccia ben precisa. L’Ue si sarebbe però limitata a prospettare, nel caso di mancato rilascio, il congelamento di tutte le transazioni commerciali (per un valore di circa 14 miliardi di euro).

Nei prossimi giorni Blair potrà solo rinnovare la propria ira per l’utilizzo propagandistico degli uomini della sua Marina fatto in questi giorni dagli iraniani. Un ultimatum è improbabile. I ministri degli Esteri dell’Unione hanno escluso di poter fare di più per Londra. La Francia, il Paese che più di ogni altro ha rapporti d’affari con l’Iran, ha annunciato che ogni ulteriore scontro deve essere evitato. Ieri nel pomeriggio il ministro degli Esteri italiano Massimo D’Alema ha tuttavia smentito le rivelazioni del Times: «La Gran Bretagna non ha chiesto altre sanzioni, le uniche sono quelle imposte dall’Onu e l’Italia le sta applicando con particolare decisione. Anche perché in questo momento rompere il fronte internazionale delle sanzioni sarebbe pericolosissimo in quanto ciò autorizzerebbe altri a non applicare quelle già varate».

Più diretto e solidale invece il ministro degli Esteri tedesco, Frank Walter Steinmeier, che in un’intervista al domenicale amburghese Bild am Sonntag lancia un monito al governo del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad affinché non si giunga a un’escalation della crisi internazionale innescata dalla cattura dei 15 britannici. La posizione espressa da Steinmeier assume in particolare importanza detenendo la Germania la presidenza di turno dell’Ue. Alla nota di protesta trasmessa da Teheran per la presunta violazione territoriale, Londra ha risposto con un’altra nota con cui auspica «una soluzione pacifica» della questione.

A parlare della contronota inglese è stato, da Brema, il ministro degli Esteri inglese, Margaret Beckett. «Esprimiamo ancora la nostra volontà a dialogare e discutere con l’Iran, che incoraggiamo a risolvere pacificamente il caso», ha detto la Beckett. La replica di Ahmadinejad non si è fatta attendere: «In questo vicenda - ha detto - il comportamento britannico è illogico e illegale e quello della Ue irresponsabile e irrazionale». Il presidente ha poi ribadito la richiesta di scuse da parte di Londra. La nota della Beckett, comunque, presenta «più punti che possono essere esaminati», ha fatto sapere Teheran.

Per quanto riguarda la posizione dei prigionieri, la Tv russa Vesti-24 ha parlato ieri di un loro processo. Lo ha fatto dopo un’intervista con l’ambasciatore iraniano a Mosca, Gholam Ansari. Ma il diplomatico si è affrettato a smentire la versione di Vesti-24, parlando di un errore di traduzione e chiarendo che sul caso era già stata avviata una procedura legale, il che non significa arrivare a un processo.
Intanto la Tv iraniana ha trasmesso un terzo video in cui un altro prigioniero, Nathan Summers, 20 anni, ammette lo sconfinamento e si scusa con il popolo iraniano. Ieri, in un’intervista sul Times e sul Sun, Roy Summers, il padre di Nathan, ha detto di essere certo che il figlio sia stato costretto a esprimersi in quel modo.

Sempre stando al Times, la rapidità dell’intervento delle lance iraniane nello Shatt el Arab il 23 marzo scorso e il fatto che siano entrate in azione quando i quindici tra marinai e marines inglesi si trovavano «scoperti» - stavano infatti scendendo dalla nave indiana che avevano ispezionato - inducono a ritenere che il blitz sia stato premeditato. Insomma una trappola per innescare la crisi.