Blair insiste: «Salvare l’Africa è un dovere»

Sgarbo di Cina e Russia a Bush: «Via le basi Usa dall’Asia centrale»

Gian Battista Bozzo

nostro inviato a Gleneagles (Scozia)

Con l'Africa nel cuore, e le polemiche sul clima in mente, Tony Blair apre oggi il trentunesimo summit del G8. I leader di Stati Uniti, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia, Canada e Russia arrivano nella mattinata al Gleneagles Hotel, una mecca per i golfisti fra le colline del Pertshire, nella Scozia centrale. L'andamento dell'economia, che è stato per molti anni l'argomento centrale del vertice ideato nell'ormai lontano 1975 da Giscard d'Estaing, ha ceduto nel tempo il passo dapprima alla politica - basti ricordare lo storico invito a Gorbaciov nel '91 a Londra - e poi a temi di largo interesse: oggi, per la prima volta, al centro dei colloqui fra i Grandi del mondo ci sono gli ultimi, i poveri del Continente più arretrato; e i problemi che fanno breccia soprattutto fra i giovani, come l'ambiente.
Preceduti dall'attenzione senza precedenti che il mondo ha tributato al Live 8 e protetti da uno schieramento di sicurezza composto da circa diecimila agenti, i capi di Stato e di governo del G8 corrono un solo rischio: deludere chi attende un'intesa di grande rilievo sulla povertà. «L'Africa è il problema più importante, non ce ne sono altri di simile portata - ricorda Tony Blair, l'ospite del summit che rischia anche personalmente in caso di successo limitato - . L'Africa è in cima alla nostra agenda, e noi siamo ambiziosi: vogliamo raggiungere a Gleneagles il miglior pacchetto di aiuti possibile». Il premier britannico preme per un raddoppio, da 25 a 50 miliardi di dollari, degli aiuti annui al Continente povero. Cifre importanti per Paesi non più tanto ricchi, alle prese con disavanzi sempre in aumento, ma che hanno comunque l'obbligo di confrontarsi con numeri da brivido: il 40% degli africani vive ancora con meno di un dollaro al giorno, 200 milioni soffrono la fame, 2 milioni muoiono ogni anni di Aids.
Il G8 ha raggiunto il mese scorso un primo risultato concreto: la cancellazione del debito per 40 miliardi di dollari a favore di 18 Paesi poveri, per lo più africani. Altri nove Paesi potranno vedere condonato il debito entro un anno e mezzo, e ancora 11 potranno godere della cosiddetta «strategia hipc» (heavily indebted poor countries: Paesi poveri altamente indebitati) una volta raggiunte determinate condizioni. Blair punta più in alto, ma non sarà facile convincere George Bush e Gerhard Schröder, meno inclini degli altri leader ad allargare i cordoni della borsa. «L'America deve aprire gli occhi», afferma in un'intervista il cardinale Renato Martino, presidente del Consiglio pontificio per la pace e la giustizia: bisogna cancellare il debito e aumentare gli aiuti, aggiunge il porporato, facendo seguito all'appello di papa Benedetto XVI perché si decidano aiuti concreti al continente africano, troppo spesso trascurato.
A Gleneagles sono in arrivo i presidenti dell'Algeria, dell'Etiopia, del Ghana, della Nigeria, del Senegal, del Sud Africa, della Tanzania. Riuniti ieri riuniti a Sirte, in Libia, i leader africani hanno concordato un messaggio da inviare al G8 per chiedere libero commercio, aiuti, condono del debito per tutti. E il presidente senegalese Addoulaye Wade ricorda che «il problema dell'Africa non sono soltanto i soldi. E' anche la capacità di mettere in atto progetti di sviluppo quando i fondi sono disponibili». Tuttavia, ricorda Wade, la cancellazione totale del debito, è essenziale per destinare risorse allo sviluppo.Libero commercio, chiedono gli africani. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan, anch'egli in arrivo in Scozia, sollecita «regole più giuste per il commercio internazionale. I Paesi poveri vogliono avviare commerci per uscire dalla loro situazione, piuttosto che sopravvivere grazie all'assistenza dei paesi ricchi». La questione commerciale, molto delicata perché tocca gli interessi di tutti, ricchi e poveri, sarà al centro della conferenza ministeriale del Wto che si tiene a Hong Kong nel dicembre prossimo.
Sull'altro tema caldo, il clima, trattative aperte fino all'ultimo secondo, ma molto difficili. Bush, giunto ieri in Danimarca, prima tappa del suo viaggio in Europa, non farà grandi concessioni: «La questione del riscaldamento esiste, ma non va affrontata con accordi tipo Kyoto», ha ripetuto nei giorni scorsi. Blair ha capito, e punta ormai solo sull'Africa per chiudere il vertice con un successo.
Tra gli altri temi la questione afghana torna d'attualità dopo che l’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (Russia, Cina, Paesi dell'Asia centrale) ha chiesto agli Usa di definire un calendario di ritiro delle truppe da basi militari in Uzbekistan e Kirghizistan coinvolte nelle operazioni in Afghanistan.