Blair inviato in Medio Oriente Ma per vendere supermercati

Londra Momento delicato per l’ex premier britannico Tony Blair: bruciato nella corsa per la presidenza dell’Unione Europea, potrebbe adesso trovarsi invischiato in uno scandalo finanziario. Avrebbe trattato con la catena di supermercati Tesco offrendo il suo aiuto o quanto meno mettendo a disposizione la sua immagine per facilitare l’apertura di negozi in Medio Oriente in cambio di un compenso: è quanto pubblica il settimanale britannico The Mail on Sunday. Le trattative si sarebbero arenate dopo che le parti non hanno raggiunto un accordo: secondo il periodico il compenso avrebbe potuto raggiungere il milione di sterline ma stando alle fonti, che non hanno fornito dettagli, non sarebbe stato questo il motivo del fallimento del negoziato.
L’ufficio di Blair - che è inviato speciale del Quartetto per il Medio Oriente e candidato alla presidenza dell’Ue - ha smentito qualsiasi coinvolgimento dell’ex premier; va notato che Tesco - il cui ceo Terry Lehay ha ricevuto il titolo di Sir nel 2002 su richiesta del governo laburista - ha sul libro paga due ex collaboratori di Blair, Philip Gould e l’ex segretario privato David North.
I collaboratori di Blair insistono che l’ex premier sarebbe impegnato pressoché a tempo pieno dalle sue attività non retribuite, che includono fondazioni nel campo religioso e dello sport, oltre che in favore dell’Africa e della lotta ai cambiamenti climatici. Ma il Mail on Sunday fa notare che l’ex premier ha contratti con diversi istituti bancari e attraverso la sua società «Tony Blair Associates» non ha mai disdegnato di sfruttare, a scopo di lucro, la sua esperienza e i suoi contatti in campo politico e diplomatico. Tra i suoi contratti più redditizi vi è quello da due milioni di sterline l’anno con la banca d’affari americana Jp Morgan. Uno dei ruoli che svolge per questa banca è quello di esplorare nuove opportunità di affari con la Libia. Ma tra i suoi clienti ci sono anche il governo del Kuwait e società statali degli Emirati.