Blair lascia il trono senza incoronare Brown

La battuta sulla moglie Cherie che aveva criticato il cancelliere: «Ora spero che non scappi con lui...»

Erica Orsini

da Londra

Per l’occasione ha scelto di presentarsi davanti alla sua gente nella sua immagine meno artefatta. Capelli nuovamente grigi, leggermente smagrito, probabilmente per le baruffe interne degli ultimi mesi, forse anche per il caldo di quest’insolito settembre inglese. «Andarsene è dura, ma è la scelta giusta per il partito e per il Paese. La verità è che non puoi restare per sempre». Esordisce con un ringraziamento a chi lo ha amato Tony Blair, nel suo discorso al congresso di Manchester, confermando la sua decisione di dimettersi, pur «restando sempre con voi, mente e cuore». Lo fa con gli occhi un po’ lucidi e all’improvviso tutti coloro che lo volevano fuori dai piedi sembrano essersi dileguati come per incanto. Sarà forse grazie a un ottimo servizio di sicurezza, ma la platea del Labour accoglie il suo arrivo con una standing ovation trionfale e decine di cartelli affettuosi. Il premier afferra al volo il vantaggio concessogli da un pubblico così generoso per lanciarsi in uno dei suoi discorsi più appassionati, tutto improntato sui valori del Labour, quelli che hanno reso possibile tre vittorie consecutive, quelli che non sono mai stati traditi, quelli che possono condurre diritti verso un quarto mandato. Un altro successo alle prossime elezioni del 2009, «l’unica eredità – spiega Blair – che veramente m’interessa lasciarvi».
Lui se ne andrà prima, questo ormai si sa, anche se permane il mistero sulla data esatta delle sue dimissioni e pure sul suo successore. Nessuno si attende che Blair appoggi apertamente la candidatura di Gordon Brown, soprattutto dopo le tensioni degli scorsi mesi e difatti non lo fa. Ammettendo l’esistenza di una certa turbolenza nella loro relazione, gli rende tuttavia omaggio descrivendolo come «un uomo eccezionale senza il quale il New Labour non sarebbe mai esistito». Poche parole per passare poi a quello che veramente gli sta a cuore; ricordare a tutti i traguardi raggiunti nel campo della sanità, dell’istruzione, della lotta alla criminalità, nel miglioramento della qualità della vita. «Lo so, in politica si tende sempre a parlare delle cose che verranno - afferma – ma per un attimo fate un passo indietro e siate fieri. Il nostro è un Paese che è molto cambiato». Uno sguardo orgoglioso agli anni che l’hanno visto protagonista assoluto della scena politica britannica e poi l’affondo finale, con i consigli per il suo successore. La sfida da affrontare per rimanere al potere non può più rimanere confinata entro i confine di un’isola, dev’essere globale. Chi non lo comprende è perduto. Per questo si deve rimanere in Irak, lasciarlo ora significherebbe una sconfitta, per questo si deve continuare a combattere il terrorismo, «la nuova angoscia» che non è «una nostra colpa e neppure una conseguenza della nostra politica estera. È un attacco al nostro modello di vita».
Per questo bisogna accettare riforme che possono sembrare controverse come quella sulle carte d’identità che da mesi è stata ricacciata in fondo a un cassetto e a cui Blair non vuole rinunciare neppure ora che sta per lasciare. Anche la criticata alleanza con l’America per il leader uscente non dev’essere messa in discussione. «È difficile è vero, ma premia in potenza» spiega e parlando dei pacifisti che hanno marciato contro la guerra ricorda che «gli inglesi forse potranno perdonare delle decisioni sbagliate, ma non perdoneranno mai chi sceglie di non decidere». Alla fine ritorna sul concetto di fondo. I valori degli uomini sono gli stessi, ma il partito deve affrontare il cambiamento. «Il rischio più grande – sottolinea – non è seppellire il New Labour. È non comprendere che il New Labour del 2007 non sarà quello del 1997».
Il congedo è seguito da un lungo applauso, mentre Tony si stringe alla moglie Cherie, fedele ma maldestra alleata di sempre che proprio lunedì era stata protagonista dell’ennesima gaffe, quando sembrava che i giornalisti l’avessero sorpresa a dare sibilando del bugiardo a Brown, mentre ascoltava le sue parole di lode verso il marito pronunciate dal cancelliere nella sua relazione. «Almeno non dovrò preoccuparmi che se ne scappi con quello della porta accanto – commenta scherzando il primo ministro – scusate, ma questo non potrei proprio sopportarlo...»