Blair pugnala l’ex-amico Brown: «Vuoto, confuso e senza strategie»

Per il premier inglese Gordon Brown non c’è un attimo di pace. Sotto tiro dagli elettori, sotto tiro dagli avversari, sotto tiro da chi vorrebbe prendere il suo posto, come il rampante ministro degli Esteri David Miliband. E ora, sotto tiro anche dal suo predecessore e amico, Tony Blair. Che, in un memo scritto per alcuni deputati ancora molto legati a lui, ha definito il povero Brown «vuoto».
Il documento di Blair, sarebbe stato scritto addirittura alla fine del 2007, ma soltanto ieri il Mail on Sunday, popolare tabloid londinese, ha messo le mani sul plico. Che, già prima delle ultime batoste elettorali, non era tenero con Brown, che aveva appena deciso di non andare alle elezioni anticipate, mossa che per gli osservatori avrebbe potuto rafforzare la sua posizione al numero 10 di Downing Street.
Nel memorandum, indirizzato a dei parlamentari rimasti anonimi, Blair non ha lesinato le critiche nei confronti del successore parlando di «deplorevole confusione di tattiche e strategie» e di una tale «scarsa capacità decisionale del premier da far apparire il leader conservatore David Cameron come un’autentica alternativa alla guida della Gran Bretagna». La scelta di non andare al voto segnò la fine della luna di miele tra l’ex Cancelliere dello scacchiere e i britannici, che iniziarono a vederlo come un leader incerto e incapace di decisioni coraggiose.
Dietro le piccate parole dell’ex inquilino di Downing Street, che secondo un sondaggio del Daily Telegraph, resta il laburista più amato dagli elettori inglesi, ci sarebbe la scelta di Brown di prendere le distanze dall’operato di Blair a ogni costo. «La scelta - dice - è ed è sempre stata tra GB (Gordon Brown) che corre come candidato del cambiamento, o la continuità del New Labour». L’accusa di TB (così si indicava nel documento, in cui parla di se stesso in terza persona), sarebbe quella di aver giocato la partita dei media piuttosto che quella che, secondo lui, avrebbe portato a un quarto mandato laburista.
E secondo il Mail on Sunday, una versione addolcita del documento, Blair l’avrebbe fatta anche arrivare sulla scrivania del suo ex ministro delle Finanze. «Il problema - gli avrebbe comunicato - non è lo splendore della conferenza dei conservatori, ma l’arroganza e la vacuità della nostra. Questo ha fatto sì che i Tory, che hanno qualcosa da dire in termini di politiche, sembrino gente di sostanza e rappresentino il futuro». Salvo poi aggiungere, nella versione riservata ai deputati a lui legati che «al momento, nulla indica che si sia imparata la lezione».
La rivelazione arriva come ennesimo capitolo del declino di Gordon Brown nei favori degli elettori, che lo hanno indicato in un sondaggio dei giorni scorsi come il premier più impopolare della storia accanto al conservatore John Major, successore di Margaret Thatcher. La leadership dello scozzese, ex ministro delle Finanze di Blair, ha ancora di più vacillato dopo un articolo di Miliband che, sul Guardian, ha chiesto «una nuova fase radicale» per il partito, candidandosi de facto a commettere l’ennesimo regicidio interno al Labour. Lui nega, ma di certo Brown non ne è uscito rafforzato.