Blair si veste da pompiere per spegnere la rissa Ue

Alessandro M. Caprettini

nostro inviato a Londra

Si ricomincia davanti ad un caminetto, sulle rive del Tamigi, nella tenuta di Hampton Court, già sede di Enrico VIII, auspicando che il «clima conviviale» favorisca il dialogo. Se il re britannico decise da lì la sua guerra al Vaticano ed al resto dell'Europa cattolica, Tony Blair prova invece oggi dallo stesso luogo a ricucire gli strappi profondi d'inizio estate tra i Paesi del Vecchio continente, invitandoli a trovare assieme una strategia che consideri i rischi ma anche e soprattutto i vantaggi della globalizzazione.
«Uscire dallo stallo» ha invocato con forza ieri a Strasburgo, davanti al Parlamento Europeo, assicurando tra l'altro il suo pieno impegno a risolvere il rebus del bilancio comunitario nell'ultimo summit della presidenza britannica di metà dicembre. Come si proponga di farlo concretamente, al di là degli abboccamenti bilaterali che si sono annunciati da qui a fine anno a Downing Street, è però ancora da capirlo. Perché se da un lato, giusto ieri al termine del suo discorso all'Europarlamento, si è mostrato disponibile per la prima volta a ridiscutere lo “sconto inglese” ottenuto a suo tempo dalla Thatcher, «ma a condizione che si rivedano anche altre cose e si ridefinisca il budget comunitario», è anche vero che su altri temi, il premier britannico ha fatto venire la pelle d'oca a parecchi europei.
Deciso ad esempio il suo «no» all'utilizzo dei fondi europei per le ristrutturazioni. Il mercato è mercato: si possono concedere aiuti «agli individui» che si vengano a trovare senza lavoro per via della concorrenza americana o asiatica come ha previsto Barroso con la creazione di un apposito fondo - e qui Blair ha calcato le parole, quasi a far capire ai socialisti tedeschi e mediterranei che lui non si nasconde certo il problema della “solidarietà” caro alla sinistra - ma non alle aziende messe in mora, che devono invece individuare nuove strade, adatte a renderle nuovamente concorrenziali. Ancora Blair difende la direttiva Bolkestein (che permette alle aziende Ue di lavorare in tutta la Comunità alle proprie tariffe e non a quelle del Paese ospitante) che ha fatto crescere l'orticaria anti-Ue in Francia e ora anche nei Paesi scandinavi come la Svezia. Ha parlato di scelte da fare sull'immigrazione dai Paesi poveri, ma senza scendere nei particolari, forse anche perché in Gran Bretagna è un fenomeno iper-controllato.
Tra l'altro, ha fatto capire Blair - ma a dirlo apertamente nei giorni scorsi era stato il suo portavoce Tom Kelly - che è del tutto inutile che ad Hampton Court qualcuno si intestardisca nel voler discutere il budget 2007-2012, visto che è più importante semmai individuare il percorso che si vuol fare. «Perché soffermarsi sui dettagli se prima non si sono chiarite le grandi strategie?», ha detto Kelly giusto un paio di giorni or sono.
«Dove indirizzare l'Europa?», è insomma la domanda che il premier inglese intende rivolgere questa mattina ai suoi interlocutori, in apertura di vertice. Scontato che in sole 8 ore di summit non esca granché, specie perché Chirac già è tornato in pista per chiedere l'abbattimento dello sconto inglese (che concede a Londra dai 5 ai 7 miliardi di euro l'anno), tornando a ripetere che ben 22 dei 25 Paesi della Ue a giugno erano d'accordo per la cancellazione del privilegio. Perché i baltici sono in tensione per via dei blocchi creati contro le loro aziende che cercano lavoro all'estero grazie ad un fisco molto leggero. Perché Zapatero vuole finanziare una risposta globale e immediata all'immigrazione clandestina comprensiva di rimpatri forzati. E perché Barroso insiste nel far presente che tutti chiedono di più, ma poi nessuno si decide a metter mano al portafoglio e ad aumentare il bilancio Ue.
Insomma la situazione resta piuttosto confusa, anche se tutti i protagonisti in arrivo oggi nei palazzi a fianco del Tamigi, si rendono conto perfettamente che bisogna evitare una nuova rissa. La Ue non è mai stata così a rischio come oggi, dopo la bocciatura franco-olandese della Costituzione e dopo gli scontri sul bilancio. C'è ancora, in comune, la consapevolezza che qualcosa occorre individuare per far ripartire il volano dello sviluppo: la ricerca resta al primo posto nella scala delle scelte che saranno oggi sul tavolo. Ma poi, stringi stringi, ecco che rispunta fuori il nodo vero: quello dei quattrini. «Rispetto il punto di vista di Blair - ha detto un paio di giorni fa Barroso, riferendosi alla sua volontà di non discutere del budget ad Hampton Court - ma quella resta la priorità delle priorità».