Blair silura l’Europa ma ritrova gli inglesi

Lorenzo Amuso

da Londra

Se il «no» al congelamento del rimborso britannico rischia di costare alla Gran Bretagna un pericoloso isolamento dal resto d’Europa, Tony Blair può comunque festeggiare per aver ritrovato, dopo lunghi mesi di critiche e dissenso, il sostegno dell’opinione pubblica britannica. I sudditi di Sua Maestà, incuranti del clima di astio creatosi attorno al Regno Unito nei palazzi di Bruxelles, ritengono in larghissima maggioranza che il fallimento dei negoziati sulle prospettive finanziarie sia stato opportuno e si schierano al fianco di Blair affinché continui su questa linea. Il 71 per cento degli interpellati di un sondaggio Icm per il domenicale News of the World ritiene infatti che sia stato giusto il rifiuto di ritocchi ai rimborsi (5,3 miliardi di euro per quest’anno, ma in crescita) che la Gran Bretagna ottiene dall’Ue dal 1984, a fronte di un 8 per cento di europeisti disposti a concedere qualcosa di più all’Unione. Per Blair si tratta dunque di un chiaro successo, un inaspettato recupero di credibilità interna. Solo a inizio maggio, poche settimane dopo la terza storica vittoria elettorale consecutiva, un sondaggio di YouGov pubblicato dal Daily Telegraph, indicava come il 46 per cento preferisse vederlo fuori da Downing Street entro un anno, e un ulteriore 26 per cento lo volesse dimissionario entro 2-3 anni.
Blair, dopo aver completato la nuova squadra di governo, si è messo al lavoro per recuperare il consenso perduto, soprattutto all’interno dei Labour. E, cavalcando lo spirito anti-europeista dei suoi concittadini, è riuscito - almeno momentaneamente - a centrare l’obiettivo. D’altronde gli euroscettici, già in maggioranza, continuano a crescere di numero in Gran Bretagna, dove secondo gli ultimi sondaggi hanno raggiunto il 57 per cento della popolazione (24 per cento sarebbero gli europeisti).
Passato il summit di Buxelles, Blair ha davanti a sé un’altra sfida: dal primo luglio assume, per sei mesi, la presidenza europea. Proprio per questo ieri si è sentito in dovere di riaffermare il proprio impegno europeista, promettendo di voler sfruttare il semestre di presidenza per avviare un dibattito su una riforma radicale che permetta all’Unione di affrontare le realtà economiche del XXI secolo. Ammesso che gli altri Paesi glielo consentano. Il timore del governo britannico è che il presidente francese Jacques Chirac cerchi di prendersi una «rivincita», boicottando il prossimo vertice del G8, che si terrà - sotto presidenza britannica - dal 6 all’8 luglio a Gleneagles, in Scozia. Il presidente francese - ipotizzano i giornali della domenica - potrebbe approfittare dell’annuncio, atteso il 6 luglio a Singapore, della scelta del Cio della città che accoglierà le Olimpiadi del 2012 (in lizza sia Parigi sia Londra) per disertare il summit. Sempre più tesi, dunque, i rapporti tra i due Paesi. E il ministro degli Esteri britannico Straw avverte: «L’Ue vive una delle più gravi crisi della storia».

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