Blair: sono le 48 ore più critiche della crisi

Frenetiche trattative per il rilascio dei 15 marinai britannici. Teheran:li liberiamo se Londra ammette lo sconfinamento. Il premier inglese: &quot;Risolviamo in modo pacifico, altrimenti decisioni gravi&quot;. <a href="/a.pic1?ID=168914"><strong>Anche la Siria media con l'Iran</strong></a>

Londra - La diplomazia continua frenetica a lavorare dietro le quinte, mentre le dichiarazioni ufficiali si scontrano e si rincorrono. È stata un’altra giornata difficile quella di ieri per la crisi dei 15 marinai britannici prigionieri in Iran da ormai due settimane.

Dopo una dichiarazione apparentemente più morbida di Ali Larijani, Segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale iraniano, che faceva pensare a un rapido rilascio, nel pomeriggio la situazione sembrava tornata punto e a capo. «La crisi può essere risolta a breve – aveva infatti dichiarato Larijani – se Londra continua nel suo cambio di atteggiamento. Il governo britannico ha avviato dei colloqui diplomatici con il ministero degli Esteri iraniano. Siamo soltanto all’inizio, ma se proseguono, la situazione può cambiare in modo da risolvere la questione». Parole rassicuranti che hanno fatto pensare a un netto miglioramento nei rapporti tra i due governi anche se Teheran persisteva nel chiedere l’ammissione dello sconfinamento.

Dopo qualche ora, la doccia fredda. «Le prossime 48 ore saranno le più critiche», avverte un Tony Blair per nulla conciliante. Londra ha sempre affermato che i suoi marinai si trovavano in acque irachene e stavano svolgendo il proprio lavoro, autorizzati da un mandato Onu quando sono stati prelevati e portati in Iran contro la propria volontà, e non sembra intenzionata a cambiare la propria posizione. Il primo ministro britannico ha anche detto di aver letto la trascrizione del discorso fatto da Larijani.

«Sembra offrire qualche prospettiva – ha spiegato Blair – ma la cosa più importante è portare a casa la nostra gente. Abbiamo detto fin dall’inizio che l’Iran deve comprendere quanto sia isolato in questa battaglia eppoi che la via diplomatica è sempre aperta». Più tardi però il premier inglese ha ribadito che nel caso le mediazioni pacifiche non fossero riuscite a ottenere il rilascio dei soldati inglesi, il governo avrebbe dovuto prendere in considerazione l’adozione «di misure più gravi».

La dichiarazione non ha di certo entusiasmato la controparte e la tv iraniana le ha riportate immediatamente, commentando che Blair aveva optato per la «linea dura». Nel frattempo sono state diffuse nuove immagini dei prigionieri, inclusa la soldatessa Fay Turney, che in questa occasione non indossava il velo islamico. I prigionieri appaiono seduti su un tappeto mentre mangiano della frutta e giocano a scacchi. Alcuni di loro sono stati fotografati per la prima volta dal momento dell’arresto e sono apparsi tutti in buona salute.
Stando a quanto riferito dal vicepresidente iraniano Parviz Davoudi, «i tempi per il rilascio dei marinai dipendono completamente dall’atteggiamento del governo di Londra». «La controversia potrà essere risolta, se gli inglesi ammettono che i loro marines sono entrati illegalmente nelle nostre acque», ha dichiarato il vicepresidente all’agenzia di stampa iraniana Mehr. Permangono però anche dei dubbi sulle eventuali richieste fatte dagli iraniani al governo americano. Per la terza volta in pochi giorni Washington ha escluso la possibilità di uno scambio tra i soldati britannici e i cinque pasradan iraniani arrestati dalle forze della coalizione in Irak. Sebbene il governo iraniano abbia sempre smentito tale richiesta dicendo che non voleva trasformare questo caso in una questione politica, anche ieri il corrispondente della Bbc da Bagdad ha affermato che degli ex ufficiali iracheni starebbero lavorando dietro le quinte proprio in questa direzione.