Blair trasforma i dipendenti pubblici in 007 anticrimine

Il governo inglese chiede a medici, volontari e impiegati statali di segnalare persone sospette e potenziali vittime di crimini

da Londra

A qualcuno sembrerà l'occasione buona per vendicarsi di un collega molesto e avviare una campagna di sospetti e calunnie contro il nemico. A qualcun altro non parrà vero di poter realizzare un sogno, quello di trasformarsi in un nuovo James Bond, pur col limite di restare chiuso fra le quattro mura di un ufficio. Il pretesto per concretizzare manie di vendetta o per sfogare una sana voglia di investigazione e trasformarsi in una spia in giacca e cravatta potrebbe presto offrirlo il governo inglese. Con un piano che - bando all'ironia - ha l'obiettivo di combattere con maggiore vigore i crimini violenti.
Boom di crimini violenti
Nonostante la criminalità abbia subito un duro colpo nell'era di Tony Blair (è diminuita di oltre il 30% dal 1997), i delitti più cruenti restano in crescita nel Regno Unito, triplicati nell'ultimo decennio, secondo i dati forniti dalla polizia.
E allora il governo che fa? Secondo il Times di Londra, che ha riportato ieri il contenuto di una bozza di proposta di legge, il ministero dell’Interno sta studiando un piano di prevenzione contro i reati più gravi, che prevede la nascita di due agenzie. Una si occuperà di raccogliere informazioni sensibili su potenziali criminali, l'altra di individuare con lo stesso metodo probabili vittime. A collaborare con i due istituti dovrebbero essere dipendenti pubblici, medici e volontari che - si legge nel documento fatto circolare in questi giorni da Simon King, dirigente del ministero - «dovranno avvertire la polizia o altre autorità competenti qualora abbiano buone ragioni per ritenere che stia per essere commesso un reato grave». Cercando di usare al meglio il proprio intuito, «facendo una prima valutazione del rischio che proviene dalla persona in questione o nei confronti della persona in questione», per poi riferire alle agenzie e segnalare i sospetti «se si hanno sufficienti motivi di preoccupazione».
Un popolo di James Bond
Prevenzione, insomma, è la parola d'ordine. Anche a costo di trasformare dipendenti pubblici in 007 e al prezzo - per qualcuno troppo caro - della privacy dei cittadini. Sì perché al vaglio delle agenzie potranno esserci anche informazioni sulla salute dei sospetti, che verrebbero condivise dai due organismi, dalla polizia e dalle autorità locali, con lo scopo di monitorare le situazioni a rischio, che si tratti di «background familiare violento», «abuso di alcol» o «problemi mentali».
Effetto reality show
Lo Stato che entra nella vita degli inglesi, che ne spia abitudini e vizi, per studiarli, e se è il caso combatterli o prevenirli, sta diventando un fenomeno sempre più diffuso in una terra considerata la culla delle libertà individuali. La nuova indiscrezione rivelata dal Times ha già risvegliato le proteste di movimenti come Liberty, da tempo impegnato nella battaglia per le libertà civili e preoccupato che il provvedimento possa innescare una «caccia alle streghe», basate su sensazioni e antipatie personali. «Che cosa farà il ministero dell'Interno con le persone che non hanno precedenti penali ma che rispondono a un profilo preoccupante? Fino a che punto ci spingeremo per realizzare la promessa irrealistica di vivere in una società senza rischi?», domanda provocatoriamente Jago Russell, uno dei dirigenti del gruppo. Contro «l'interventismo di Stato», questo eccesso di paternalismo del governo laburista, ha reagito qualche settimana fa il leader dell'opposizione, David Cameron, lanciando un «manifesto per la responsabilità» che esortava gli inglesi a una presa di coscienza su alcune derive comportamentali e chiedeva a Downing Street di finirla con la convinzione che «più Stato e più governo siano sempre la risposta». Intanto, però, la cultura del sospetto e lo spionaggio fai-da-te sembrano dilagare nel Paese.
Uno studio della London School of Economics ha messo a nudo le mamme inglesi, provando quanto, anche loro, si siano trasformate in spie. L'indagine ha rivelato infatti che il 41% dei genitori britannici approfitta di siti di networking, di luoghi di aggregazione virtuale, come MySpace e Facebook per spiare i figli adolescenti. Basta fingersi teenager, «chattare» magari con qualche coetaneo o sbirciare fra le e-mail dei pargoli di famiglia per scoprirne vizi e virtù. Per il governo, insomma, non sarà difficile trovare Mata Hari anti-crimine anche in ufficio.