Blair: un vertice speciale per ridare slancio alla Ue

Si terrà in autunno per superare la crisi del no franco-olandese e del dissidio tra Parigi e Londra

da Roma

Un vertice «informale» tra capi di Stato e di governo, nel prossimo autunno, per «discutere il futuro dell’Europa». Tony Blair riceve il volante della guida europea e fa immediatamente sapere di essere intenzionato a porre le carte sul tavolo per cercare di superare la doppia crisi provocata dai no alla Costituzione e dalla lite sul budget.
Al suo fianco - ieri a Londra - aveva Barroso, che al momento pare meno ottimista del suo ospite. «Ho paura che di Costituzione europea non si parlerà più almeno per qualche anno», confida ai suoi. E agli inglesi, tramite una intervista al Guardian, lancia un messaggio ancor più cupo: dice di temere che lo scontro tra Blair e Chirac «possa distruggere l’Europa» e per questo invoca la fine «delle retoriche nazionaliste che fanno dire «abbiamo vinto come se a Bruxelles si tenessero incontri di pugilato». Confida comunque nel premier britannico: «Spero - dice - che possa mostrare le stesse qualità di leadership che ha qui, anche in Europa. Per questo - suggerisce - ha bisogno di un approccio che sia sì dinamico, ma anche inclusivo...».
È un fatto che alla voglia di ben figurare dei britannici durante l’arco del semestre, si contrappone il sospetto di Parigi. Giusto ieri il ministro delle Politiche comunitarie francese, Catherine Colonna, ha inviato i propri auguri a Blair, comunicandogli però anche che il suo Paese vigilerà sul suo operato e che comunque non intende saperne di rivedere una politica agricola per la quale l’accordo è ancor fresco di firma. A Londra fanno finta di niente e osservano con un pizzico di compiacimento come la salita al soglio dell’inquilino di Downing Street si sia realizzata in parallelo con l’uscita di scena di Gerhard Schröder, il secondo dei «nemici» della strategia britannica. Sperano gli uomini di Blair che, dopo settembre, con una Angela Merkel al posto del cancelliere socialdemocratico, possa esser più facile rimettere assieme i cocci degli ultimi mesi. Juncker, l’uscente presidente lussemburghese, dice che senza bilancio non si può restare e invita dunque Blair a tentarci, ma sotto sotto si capisce che dubita che possa riuscirci. Anche il ministro degli Esteri polacco Rotfeld esprime scetticismo: «Blair si è mostrato pronto a discutere, ma mentirei se dicessi che Francia e Germania vogliono il dialogo».
Così è più che probabile che in Gran Bretagna si lasci passare l’estate e poi, verso settembre, si inizino a far viaggiare sherpa incaricati di sondare il terreno. Di verificare se ci sono spazi di manovra non solo e non tanto per il budget (che comunque è un discorso che può esser rinviato per le ultime limature agli austriaci a inizio 2006), ma anche per tutta un’altra lunga serie di temi. A cominciare dai possibili accordi sulla presidenza Ue di due anni e mezzo e sul ministro degli Esteri unico che il no franco-olandese sulla Carta ha in pratica cancellato dal programma.
Anche a questo penserebbe il premier britannico nel vertice straordinario (probabilmente in Gran Bretagna) che vuole convocare in autunno. Blair ha parlato ieri di «tempi difficili» che bisogna superare ed ha citato tra i nodi da sciogliere quelli dell’allargamento, dello snellimento e del miglioramento delle normative europee. Ma certo il discorso sulla Carta fondamentale - giusto l’altro giorno Cipro l’ha approvata in via parlamentare, mentre domenica 10 il Lussemburgo andrà al referendum - andrà in qualche modo ripreso. Così come lo spinoso discorso dei contributi che ogni Paese versa alla Commissione per garantirne il funzionamento. «Bisogna dare energia e impulso al progetto europeo», ha detto ieri Blair. Barroso annuiva. Ma in Commissione non son pochi a dichiararsi scettici sui risultati.