Blanc, ora il tempo è scaduto Libro nero? Meglio la lista nera

Quattro sconfitte (Bordeaux, Cagliari, Bayern, Bari) in 5 partite (in mezzo l’Inter), dodici gol subiti, dicono tutto. C’è continuità, ma non quella che monsieur Blanc, le president, sventola come un sigillo di qualità per il futuro. Passare dalla continuità nelle sconfitte alla continuità nei successi (o almeno nel perdere con minor frequenza) è un bel passo. Ma per questa Juve sarà sempre un affannarsi dietro al famoso (e un po’ famigerato) progetto. È rimasto poco di cui fidarsi. Monsieur Blanc, prima di fare la faccia truce davanti a una obiezione perfino elementare di Massimo Mauro («Avete cambiato tre allenatori in quattro anni») ha elencato i suoi atti di fede: «Credo nel tecnico, nello spirito della squadra, nel progetto, nella capacità di ottenere risultati importanti, nella capacità di giocare grandi partite». Forse la scarsa dimestichezza con il calcio di alto rango gli impedisce di capire: credere è un lusso che la Juve ormai non può più permettersi. Serve vincere e dimostrare la bontà delle scelte.
Insomma la Signora espone ancora il cartello: «Stiamo lavorando per voi». Ma dal presidente all’allenatore, tutti devono scontare inesperienza e forse troppo ottimismo nelle proprie capacità. La partita con l’Inter non aveva nascosto i problemi. Il Bayern e il Bari li hanno riproposti. Blanc ha visto giusto: «Dobbiamo essere più concreti sotto porta». Credibile: 22 tiri in porta all’attivo, un gol. Quindi rimpiangerà il fatto di aver creduto a Giovinco e Amauri, senza cercarsi un altro attaccante che garantisse reti con una certa frequenza. Alla Juve manca un leader a centrocampo, soprattutto un leader di gioco. E non vale dire: però Diego... Il brasiliano doveva portare qualità, la leadership è un’altra cosa.
L’assetto difensivo è una iattura che solo un tecnico esperto potrebbe risolvere. Ma è anche il maggior atto d’accusa nei confronti di Ferrara: proprio lui, ex difensore, non ne capisce nulla. Gli infortuni sono un problema, vagamente sottovalutato. Camoranesi ha muscoli fragili, si era già visto l’anno scorso. A Bari è uscito 11 minuti dopo essere entrato: potrebbe essere un grattacapo anche per Lippi. Gli esami hanno stabilito che si tratta di una forte contusione, con ematoma così devastante da costringerlo a girare con le stampelle. Rientrerà nel 2010, inutile far pronostici. Quaranta giorni non si negano a nessuno. Ieri si è operato Buffon al ginocchio sinistro. Intervento riuscito, tempi di recupero? I soliti 40 giorni. Quindi dovrebbe rientrare il 24 gennaio per la partita con la Roma. Gli altri infortunati promettono poco e niente. Chiellini e Iaquinta potrebbero riapparire dopo la sosta, Sissoko anche più tardi, avendo in previsione di presentarsi alla coppa d’Africa. Prospettive non incoraggianti per il famoso progetto bianconero sempre più intinto nel bianconeuro.
Ferrara ha minacciato di aprire il suo libro nero, come se la critica non lo avesse trattato in guanti di velluto rispetto ad altri. Forse non si rende conto dello sfacelo che sta disegnando. Neppure se vincesse tutte le partite, da qui alla fine, potrebbe cancellare i tanti dubbi seminati in questi mesi. Gli manca esperienza ed è un’ottima scusante. Ma la Juve deve e doveva pensarci. Non c’è tempo per attendere. Lapo Elkann è stato di un realismo crocefiggente: «Juve raccapricciante». Qualcuno potrebbe sostenere: l’ha detto il fratello sbagliato. Benissimo, ma se Lapo l’avesse anche detto al fratello giusto? Così svegliandolo da quel certo torpore in cui John Elkann è finito dopo una campagna acquisti da svenarsi e dopo aver gestito il caso Ranieri, in modo tra l’ingenuo e lo sconsiderato.
Stavolta tutti, da Elkann e Blanc, tengono botta per sostenere Ferrara almeno fino al termine della stagione, ma potrebbe essere l’ennesimo errore: è giusto credere a un tecnico, ma quando si intravedono potenzialità di miglioramento immediato. Data persa la stagione, la Juve deve lavorare con un po’ di anticipo sulla prossima. Quindi scegliere un allenatore da Formula uno e non da sopravvivenza. L’idea Lippi ha affondato la campagna acquisti juventina. Potrebbe affondare anche il futuro. C’è differenza tra l’assumere un dirigente che faccia il dirigente e un allenatore che voglia fare il dirigente, mantenendo le prerogative dell’allenatore. Se tutto questo non sarà capito, anche le sconfitte, i gol subiti in eccesso, gli errori di valutazione, i prossimi mesi di campionato, porteranno a zeru titoli e zeru in condotta e perspicacia.