Blardone, una beffa gigante Rocca, una coppa fortunata

In Svezia Raich rimonta e batte Max solo nelle ultime porte

Maria Rosa Quario

Una vittoria a tavolino e una sconfitta sul campo per gli azzurri dello sci ad Are in Svezia, dove con uno slalom maschile e un gigante femminile oggi si chiuderà la coppa del mondo 2006, già vinte da Benny Raich e Janica Kostelic.
Lo slalom che avrebbe dovuto essere decisivo per l’assegnazione della coppa di specialità, con la sfida tra Giorgio Rocca, 547 punti, e Kalle Palander, 52 in meno, servirà solo a distribuire le piazze dalla seconda in giù, perché, cadendo ieri nella prima manche del gigante e rompendosi il legamento crociato del ginocchio sinistro, il finlandese ha dato via libera a Rocca che oggi potrà così alzare al cielo, 11 anni dopo Alberto Tomba, la prestigiosa sfera di cristallo. «C’è poco da festeggiare, vincere così non è bello, ma dopo lo slalom spero di poter fare festa perché sono andato forte, voglio correre come se Palander fosse in pista a contendermi la coppa. Non scenderò certo per fare passerella».
Giorgio Rocca ieri era scuro in volto, un po’ perché il gigante non è andato come sperava, un po’ perché la notizia dell’infortunio di Palander gli ha tolto parte della soddisfazione di conquistare la coppa, dopo due mesi per nulla facili. Nessuno potrà mai togliergli le cinque vittorie consecutive di inizio stagione, nessuno potrà dire che il trofeo non è andato allo slalomista più forte dell’inverno. E anche se Rocca ha perso all’Olimpiade (ma prima di uscire era il più veloce), i conti devono sempre essere fatti alla fine e Palander, per strappare il titolo che Giorgio insegue da anni, oggi avrebbe dovuto vincere o arrivare sul podio sperando solo in un errore dell’italiano.
Errore che ieri non ha commesso Raich, in lotta con Max Blardone per la conquista della coppa del mondo di gigante e costretto a dare il meglio di sé in una seconda manche che resterà nella storia. Mai visto l’austriaco attaccare così deciso. Il suo vantaggio su Max prima dell’ultima gara era di 19 punti, e dopo la prima manche l’azzurro li aveva rimontati tutti chiudendo al comando proprio davanti a Raich. Se la gara fosse finita allora, Max avrebbe vinto la coppa per un punto. Ma l’austriaco, ovviamente, non ci stava. Così, prese le misure alla nuova, splendida e infida pista che nel 2007 assegnerà i titoli mondiali (complimenti agli svedesi, hanno fatto un lavoro impressionante), il campione olimpico ha tirato fuori il meglio del suo repertorio nella seconda, lasciando il pur bravo e determinato Blardone a debita distanza, nella gara e in coppa. «Sono contento lo stesso - ha detto l’azzurro, che migliora il 3° posto nella classifica di specialità del 2004 -, perché con uno così il secondo posto vale moltissimo, tanto più che dietro ho lasciato Nyberg, un altro mito del gigante mondiale. Ho lottato fino all’ultimo, aver chiuso la prima manche al comando è stato bellissimo, il massimo che potevo fare».
Anche troppo modesto, Max ha comunque ragione, quando Raich è così per gli altri c’è veramente poco da fare. «Dopo il titolo olimpico ci tenevo davvero a vincere anche la coppa di specialità, la mia stagione è stata talmente bella che ci metterò un po’ per realizzare davvero quello che ho compiuto. Nella prima manche ho un po’ faticato perché era da parecchio che non facevo gigante, nella seconda poi è stato bellissimo partire dovendo attaccare al massimo, mi piacciono le sfide difficili e Blardone è stato un grande avversario».
Onore a tutti allora, e auguri a Kalle Palander, che sarà operato nei prossimi giorni.