Blardone, un flop Gigante nella gara vinta dall’apripista

Val d’IsèreNiente da fare. Il gigante mondiale, o olimpico, la storia non cambia, sembra davvero stregato per Max Blardone, da quasi dieci anni fra i migliori gigantisti del pianeta ma mai sul podio nel giorno giusto. È andata male, ancora una volta, forse meno rispetto alle ultime, quando Max sbagliò subito nella prima manche, ma la morale non cambia: un quinto posto serve a poco in queste occasioni e lui lo sa bene. Voleva la medaglia, a metà gara era terzo quindi in perfetta posizione per andarsela a prendere, ma nella seconda manche, per usare le parole del dt azzurro Claudio Ravetto, «non veniva più giù».
Max si è complicato la vita da solo. Alla vigilia sembrava sereno, carico e pronto. Il primo sintomo di nervosismo l'ha mostrato all'estrazione dei pettorali, quando anziché i tanto desiderati numeri 1 o 2 ha pescato il 7, il peggiore che potesse capitargli. Poi dirà che il numero non contava, ma mentiva, perché la notizia clamorosa del gigante di ieri è che qualcuno è riuscito ad essere più veloce del regale Carlo Janka, il nuovo campione del mondo. Si tratta dell'apripista Thomas Mermillod-Blondin, escluso dal quartetto francese per un errore davanti al traguardo nel gigante di Adelboden che gli avrebbe regalato il podio quel giorno e il biglietto per il mondiale. Sceso per primo in entrambe le prove, Thomas nella prima ha fatto il 2° tempo a 30/100 da Janka, nella seconda ha rifilato allo svizzero, sceso per 30°, la bellezza di due secondi. Non conta nulla, le gare si fanno con l'inversione dei 30 e nessuno può partire sempre con l'1, ma forse quando si dice che i numeri di partenza nello sci contano tanto si sbaglia, la verità è che i numeri di partenza nello sci sono decisivi!
Torniamo a Max, che ieri ha fatto tutto bene, ma solo fino a un certo punto. Terzo a metà gara, nella seconda manche ha accumulato distacco dalla prima all'ultima porta: avrebbe dovuto tagliare il traguardo con il miglior tempo e invece si è visto terzo. Solo con un errore di Benjamin Raich e Carlo Janka la storia avrebbe potuto cambiare, ma né l'austriaco né lo svizzero, doppiamente felice nel giorno in cui il suo amico Daniel Albrecht ha dato i primi segni davvero confortanti di ripresa, hanno tremato e così la classifica dei primi due è rimasta uguale. Al posto di Max sul podio è salito Ted Ligety con una gran rimonta e davanti si è infilato anche Marcel Hirscher, giovanissimo fenomeno austriaco.
Blardone sorride, ma il suo è il sorriso amaro di chi sa che arrabbiarsi in pubblico è inutile. «Dovevo essere più vicino ai primi due, nella seconda eravamo in tanti a giocarci il bronzo, la pista era rovinata e a perderci sono stato io». Già, ma perché? Perché al momento decisivo ancora una volta è mancato? Lui risposte non ne trova, se la prende con se stesso per aver deciso di cambiare gli sci fra una prova e l'altra, ma questo ormai conta poco. «Conta che i nostri anche stavolta non hanno tirato fuori gli attributi - commenta amaro Ravetto -, non esiste che da questo gruppo di ragazzi non sia mai arrivata una medaglia o una coppa del mondo di specialità. La testa conta, ma contano anche altre cose, la strategia forse. I nostri sono stati gli unici a non sciare su questa pista prima della gara, un gigantista che fa solo gigante ormai è un controsenso, tanto più con i calendari che a gennaio non prevedono gare di gigante». Ravetto non cerca scuse, è duro, l'unico a salvarsi per lui ieri è stato Alexander Ploner, il più vecchio del gruppo all'esordio mondiale, giustamente felice per l'8° posto.