Blardone-Moelgg lo sci azzurro ritorna gigante

Doppietta italiana in Austria. Max: «Sembrava che vincessero solo le donne...». Manfred ci riprova oggi in slalom. Rocca ancora assente

A Max Blardone si possono rimproverare molte cose, ma certamente non si può dire gli manchino volontà e determinazione. Certo, quando si sale di quota e si sente aria di neve il ragazzo gentile e disponibile diventa scorbutico e poco diplomatico, e la sua grinta esce allo scoperto. È da fine ottobre che l’italiano insegue con ferocia la vittoria nella gara più bella, più spettacolare, più difficile dello sci, il gigante. La sua gara, da sempre, quella che nelle ultime tre stagioni gli ha regalato due secondi e un terzo posto nella coppa del mondo di specialità.
Dopo la caduta all'apertura di Sölden e i 15/100 di troppo a Beaver Creek (4° posto), ecco che Max finalmente ha fatto centro. Centro in una giornata fantastica per l'Italia, di quelle che resteranno nei libri della storia, perché oltre alla vittoria azzurra numero 147 in coppa del mondo, la numero 4 per l'ossolano di 28 anni, è arrivato il secondo posto di Manfred Moelgg, che di anni ne ha 25 e che ancora insegue la gioia suprema di battere tutti. Nove centesimi alla fine la differenza fra i due italiani, poco più indietro, a 17/100, ecco Ted Ligety, lo statunitense, che conserva il primato nella classifica di specialità in cui Blardone è salito al terzo posto e Mölgg al quarto.
Come già a Beaver Creek la classifica è cortissima, senza il re Svindal, tornato ieri a casa, in Norvegia, dopo il terribile impatto contro i suoi sci nella caduta in discesa, gli altri lottano sempre sul filo dei centesimi e i primi sette ieri sono davvero il meglio attuale nella disciplina. Dietro a Blardone, Mölgg e Ligety ecco in fila Raich, Albrecht, Palander e Miller.
Blardone ha meritato la vittoria, perché ha sciato con decisione, cattiveria e precisione, ma non bisogna scordare Thomas Fanara, il piccolo francese pieno di talento che era al comando dopo la prima manche (con Moelgg secondo a 39/100 e Blardone terzo a 43), ma non ha retto la tensione, sbagliando dopo poche porte della seconda. Ma è la legge dello sci, di gigante e slalom in particolare, discipline sempre più al limite, perché se vai piano le prendi, se vai forte rischi ad ogni porta la caduta o l'errore. La prova perfetta non esiste, ma ieri Max è stato quello che ha sbagliato di meno, in realtà quasi niente.
A differenza di Moelgg e Ligety, agili come gatti a recuperare un erroraccio nella parte finale della seconda manche: Manfred in particolare era davanti a Max per 13/100 a venti secondi dalla fine, ma ha allargato per due volte la linea e tanto gli è bastato per perdere la gara. Meglio così forse, per Blardone sarebbe stata dura abbinare l'ennesima sconfitta alla vittoria del compagno di squadra, in ogni caso felice per il primo podio della carriera in questa specialità, lui che oggi in slalom avrà una seconda chance: «Partirò per vincere, come sempre!». Con Giorgio Rocca a casa perché saggiamente ha deciso di tornare in gara solo quando sarà competitivo, Manfred è il nostro numero 1 dello slalom, la sua striscia nelle ultime sette gare è davvero impressionante, conta cinque podi (fra essi l'argento mondiale), un 5° e un 6° posto.
Ma veniamo a Max e alla sua felicità dopo il trionfo. Per non smentire la sua verve polemica, ecco l'esordio: «Sembrava che solo le donne italiane andassero forte, ma anche noi maschi tutto sommato non siamo male...».
Poi racconta la sua fantastica gara: «Più forte di così non potevo andare, di sicuro invece potevo sciare meglio, più fluido, più rotondo, come si dovrebbe fare in gigante, ma su un tracciato tanto veloce serviva solo attaccare alla morte e io l'ho fatto meglio di tutti. I 100 punti mi rimettono in corsa per la coppa, è quella che voglio».