Blardone & Rocca: «Sì, siamo una valanga»

Il giorno dopo di Max: «Festa con Simoncelli. E con il mio primo maestro, gli devo tutto»

Maria Rosa Quario

Il giorno dopo di Max Blardone è una sveglia alle 10, un unico giornale sfogliato di fretta, un viaggio da La Villa a Tarvisio, campo base da cui gli azzurri partiranno all’attacco di Kranjska Gora. Domani e dopo, Blardone, Simoncelli, Rocca e compagni saranno in pista per un gigante e uno slalom. C’è grande attesa, ovviamente, le ultime vittorie hanno riacceso passione e interesse, domenica in Alta Badia sembrava di essere tornati ai tempi d’oro di Tomba. E la Rai, che cosa fa? Manderà in onda le gare solo sul satellite, i palinsesti di mercoledì e giovedì mattina non concedono spazio allo sci, ma solo alle polemiche. Dalla federazione ieri è partita una lettera dai toni cortesi, ma duri, che chiede «di rendere un minimo di giustizia agli appassionati e agli atleti che affrontano la stagione olimpica».
E lei, Blardone, che cosa ne pensa?
«Queste sono questioni che vanno risolte dai nostri dirigenti, io posso solo dire che la Rai non ha più scuse, prima si attaccavano ai risultati che non c’erano, ora non possono farlo, più che vincere, che cosa dobbiamo fare? Evidentemente dello sci non gliene frega niente, fanno tante promesse fasulle, ma fino a quando ci sarà il calcio, che è anche politica, il resto non conta e allora avanti così. È un peccato però, per noi atleti, per la federazione, per gli sponsor, che saranno sempre di meno, andrà a finire che scieremo con le scarpette di Inzaghi e la maglia di Shevchenko».
E al pubblico non pensa? In Alta Badia si è rivisto quello delle grandi occasioni.
«Non dimentichiamo che eravamo in Alto Adige, un’isola felice vicina all’Austria, dove lo sci è sport nazionale. Purtroppo nel resto d’Italia la passione non è ancora la stessa».
Ritorniamo indietro di un giorno. Qual è stato il momento più bello della sua domenica vincente?
«Quello in cui sono arrivato in fondo e mi sono trovato in testa, ero contento perché sapevo di aver dato il massimo e di aver raggiunto l’obiettivo podio. Certo vincere è stato ancora meglio, ma giuro che sarei stato contento anche del secondo posto».
Non ci crediamo ma fa niente, dica la verità almeno ora, però: che cosa ha pensato quando Simoncelli ha tagliato il traguardo con un tempo più alto del suo?
«Ho provato una forte emozione, per me ma anche per lui, che era secondo».
Da tempo in Italia non si riparlava di valanga azzurra, ha letto i giornali ieri?
«Confesso di aver avuto poco tempo, in ogni caso il primo su cui ho messo gli occhi mi ha un po’ scoraggiato, perché qualcuno ha raccontato di un piano nella parte alta della Gran Risa: ma che gara ha visto quello che ha scritto una stupidata del genere? Io di piani sulla Gran Risa non ne ho proprio mai visti».
Simoncelli le ha pagato la cena?
«Non ancora, ieri sera abbiamo fatto festa tutti assieme, c’era ancora tanta emozione e ci siamo sfogati, al momento di andare a dormire poi ero bello cotto e non ho più pensato a nulla se non al fatto di sentirmi orgoglioso per aver vinto una gara importante».
Per molti Max Blardone resta un atleta scontroso, con un carattere difficile.
«Lo so, e sto cercando di cambiare. Sono nato così, incazzoso, ma non riesco a controllarmi, quando mi arrabbio è perché sono troppo sincero e rispondo anche male, so che dovrei prendere le cose negative con più calma, ma ancora non mi riesce tanto bene. Alla fine però ci rimetto solo io, per questo voglio crescere e maturare anche in questo senso».
Che desiderio vorrebbe esprimere in questo momento di grazia?
«Più di uno, non saprei quale dire, anzi sì, ma non lo dico se no poi non si avvera».
Al traguardo domenica ha dedicato la vittoria a se stesso ma anche a Giorgio Ruschetti, il suo primo maestro, che molti però non conoscono.
«A Giorgio devo dire grazie, da sempre e per sempre. Prima della gara della Badia ho sciato con lui qualche giorno, assieme abbiamo cercato di analizzare quello che non andava. Non è stato facile, c’è ancora da lavorare, ma con lui ho ritrovato la fiducia. Anche fra le due prove ci siamo parlati al telefono, mi ha detto le cose giuste. I veri amici nella vita non sono molti, soprattutto nei momenti difficili. Giorgio è uno di quelli».
E mentre Blardone pensa già a come ripetersi domani («Spero solo che ci facciano partire dall’alto, il gigante di Kranjska così può diventare veramente impegnativo come piace a noi»), Giorgio Rocca riesuma vecchi ricordi: «Sembra sia tornata la valanga azzurra, stiamo già respirando il clima olimpico bene».
Alberto Tomba, che ieri ha compiuto 39 anni, lancia un messaggio: «Si spera che queste vittorie aprano di nuovo le porte allo sci, agli sport invernali. L’Olimpiade è alle porte, stiamo vicino agli atleti che ne hanno bisogno, ricordiamoci sempre di loro, e non solo quando vincono».
Mamma Rai, se ci sei batti un colpo.