Blatter: «Che errore non premiare gli azzurri»

E Totti riavvia la manfrina sulla nazionale: «Non so se indosserò ancora quella maglia. La finale è stata la mia ultima partita? Forse»

da Roma

Il maglione viola di Materazzi, le tute milaniste di Gattuso, Gilardino e Pirlo. E il ct Lippi, impeccabile con la divisa ufficiale azzurra, che riceve dall’Iffhs, la federazione di storia e statistica, il trofeo di miglior allenatore del mondo nel 2006. Tanti abbracci, strette di mano, sorrisi tra vecchi amici che sei mesi fa compirono l’impresa storica di riportare la coppa del mondo in Italia. La lunga giornata romana degli iridati del pallone comincia con il gesto distensivo (a lungo atteso) del capo del calcio mondiale e finisce con le medaglie commemorative del Quirinale. Nessuna cerimonia per le onorificenze - Lippi commendatore, i calciatori grand’ufficiali - già assegnate il 10 luglio scorso. Tutti le riceveranno a casa.
Intanto l’Italia incassa una nuova vittoria, stavolta politica: le scuse del presidente della Fifa Blatter. Che nella magica serata di Berlino lasciò a Johansson, «collega» dell’Uefa, l’incarico di consegnare la coppa a capitan Cannavaro, scatenando le polemiche. E le scuse arrivano con una motivazione nuova e - a quanto pare - definitiva: «Volevo evitare i “fischietas” (ovvero i fischi in uno strano termine misto tra il francese, l’italiano e lo spagnolo, ndr.) del pubblico tedesco al presidente della Fifa. Lo avevo già deciso prima della finale per evitare brutte figure alle istituzioni presenti. Mi ero già scusato con le autorità sportive e politiche e ora lo faccio con voi. Ho commesso un errore a non premiarvi (Blatter preciserà poi di aver fatto la stessa ammissione al presidente Napolitano, ndr.), la questione è chiusa. Speriamo di vedere una grande Italia anche in Sudafrica, nel 2010 la coppa gliela voglio consegnare io».
Dunque, pace fatta con un «saggio» di diplomazia verbale da parte di Blatter: «Sono svizzero di una regione al confine con l’Italia, il mio cuore è più italiano che nordeuropeo», la dichiarazione del numero uno del football mondiale. Che nell’incontro riservato di 20 minuti, avvenuto in un albergo romano poche ore prima dell’appuntamento sul Colle, rivolge un elogio ai campioni: «Complimenti, avete dimostrato che i giocatori non c’entravano con Calciopoli e che i principali attori siete voi, non i dirigenti». Poi premia Buffon con la coppa Jascin, trofeo per il miglior portiere del mondo, chiede un applauso per capitan Cannavaro non ancora arrivato (ma sarà presente al Quirinale, dove l’unico assente giustificato tra i giocatori era Nesta, negli Usa per farsi curare la spalla). Infine loda il ct Lippi: «Lei è un maestro del calcio». Pace fatta, dopo aver riconosciuto il suo sbaglio di sei mesi fa. «In Italia il mio gesto è stato interpretato come una mia ostilità, ma è il contrario. L’Italia ha vinto con merito». E quella famosa intervista sull’Australia che non avrebbe dovuto perdere con noi? «Se chi l’ha diffusa avesse ascoltato la registrazione, avrebbe capito che non c’era nulla contro gli azzurri».
«Queste cose Blatter me le aveva già dette, va bene così», si è limitato a commentare Lippi, affiancato da Gigi Riva, che dopo le critiche allo sgarbo di Blatter ne ha accettato con fair play la mano tesa. Anche Pancalli, commissario straordinario, applaude al gesto ma guarda avanti. «Ha chiarito la vicenda, ora voltiamo pagina». «Questo per me è un giorno da ricordare, Blatter ci ha fatto i complimenti e si è scusato per non averci premiato di persona: bene, anche se con o senza di lui io la coppa l’avevo vinta lo stesso...», ha puntualizzato Francesco Totti. Che nel clima di festa e di amarcord, regala una nota fuori dal coro. «L’azzurro? Non so se tornerò in nazionale, ne parleremo alla fine della stagione». Nemmeno l’aver rivisto i compagni di avventura in Germania gli ha fatto venire nostalgia dell’azzurro, sempre più lontano dal numero dieci giallorosso. «Veramente eravamo tutti in borghese...», dice il capitano della Roma dopo aver scherzato con Gattuso, quasi un altro spot, e dopo aver riabbracciato tutti gli azzurri. «Tra me e Donadoni le cose sono chiare. La finale Mondiale mia ultima partita azzurra? Potrebbe... ma ora penso solo alla Roma». E alla speranza di rimonta sull’Inter.