Blatter promuove Rosetti e la «tolleranza zero»

I fischietti mondiali superano la prova a pieni voti: bocciati solo El Fatah e Busacca. Così così Merk che punta a dirigere la finale

Gian Piero Scevola

Vedi Larrionda e impara ad arbitrare. Questo lo spot che la Fifa è intenzionata a lanciare dopo la prestazione super dell’arbitro uruguaiano in Italia-Usa. Stupore in tanti, perché tre espulsi e una lunga serie di ammoniti potrebbero far pensare a un arbitro senza polso che si è lasciato scappare di mano la partita. Niente di più falso, perché quello a cui stiamo assistendo in questi mondiali e che tanto ci stupisce, è la norma, il rispetto quasi maniacale dei regolamenti. Fuori da qualsiasi regola è invece quanto siamo abituati a vedere sui campi di casa nostra, dove il regolamento è violentato in ogni partita e dove gli arbitri sono “portatori malati” di cattivi esempi.
Certo deve aver destato più di una sorpresa vedere Totti ammonito dopo appena una manciata di minuti per un intervento che da noi sarebbe passato quasi inosservato, ma le disposizioni della Fifa impartite agli arbitri prima dei mondiali sono state di una rigidità estrema: o le fate rispettare o andate a casa voi, ha detto Sepp Blatter ai 21 fischietti arrivati dai cinque continenti. Perché la tanto strombazzata “tolleranza zero”, a Germania 2006 è addirittura sottozero: niente falli da dietro, proibiti i gomiti allargati nel saltare (vero De Rossi?), nessuna maglia alzata dopo il gol, abolite le perdite di tempo e nessuna strattonata o tirata di maglia. Men che meno le proteste o le contestazioni nei confronti dei direttori di gara. Sembra quasi di vivere in un altro mondo, visto quello a cui siamo abituati. Quella tolleranza spesso richiesta e mai applicata in Italia (ma anche in tanti altri Paesi europei e non), qui è portata all’estrema conseguenza: cartellini gialli e rossi in abbondanza e, guarda caso, tutti per falli di gioco. Certo, qualcosa è scappato, ma è davvero qualcosina che non va a inficiare la bontà di tante direzioni arbitrali (perdonato l’ecuadoriano Kaviedes che aveva fatto “l’uomo ragno” dopo il gol). Qualche guardalinee ha «toppato» nei fuorigioco, questione di esperienza, ma sono state poche le bandierine alzate che hanno provocato dei malumori.
Avrete notato, lo spero, che per proteste ieri è stato ammonito solo un australiano; solo Emerton ha osato contestare le decisioni arbitrali; nessun altro, anche di fronte a errori decisivi come quelli dell’egiziano El Fatah in Australia-Giappone o dello svizzero Busacca in Spagna-Ucraina con un’espulsione e un rigore inventato contro Sheva, senza dimenticare il brasiliano Simon che in Italia-Ghana ha prima graziato De Rossi e poi non ha assegnato un sacrosanto rigore contro gli azzurri. Nella “tolleranza zero” della Fifa qualche distonia si è comunque verificata, ma è importante il segnale dato dalla federazione mondiale per tentare di uniformare (l’utopia di sempre per chi fa l’arbitro) i comportamenti dei fischietti in ogni parte del mondo. Perchè non è possibile vedere la perfezione di un Larrionda e poi trovarsi davanti agli occhi le perle dei nostri Dondarini, Tombolini, per non parlare di De Santis e combriccola varia. E per tornare a Totti, giustissima l’ammonizione, perché il comportamento scorretto della scivolata (tollerabile) è stato reiterato dall’aver alzato la gamba da terra: oltre alla scorrettezza si è aggiunto il comportamento sleale ed è scattato il giallo.
Oltre al citato Larrionda, tra i fischietti messisi in bella evidenza finora, c’è anche il nostro Roberto Rosetti, un esordiente (ripescato tra l’altro per la sostituzione col greco Vassaras) che ha già diretto due gare: Messico-Iran e Argentina-Serbia. E non è finita qui perchè il biondo lungagnone di Torino è ben considerato e ce lo aspettiamo ancora, magari nei quarti. Bene anche l’argentino Elizondo, il belga De Bleeckere, il paraguaiano Amarilla, il messicano Archundia (lo frega però il gol fantasma di ieri non dato alla Francia), l’australiano Shield, l’inglese Poll, lo slovacco Michel, il francese Poulat e l’uomo di Singapore, Maidin.
Non è piaciuto il divo Merk (migliore al mondo nelle ultime due stagioni) in Serbia-Olanda, ma si è riscattato ieri in Brasile-Australia e poi Merk è come era Collina: gli si perdonavano anche gli errori. E state pure tranquilli che se la Germania non sarà in finale, potrebbe davvero toccare a lui la partita decisiva per il titolo. Insomma, questo mondiale sta dimostrando come si dovrebbe arbitrare; che i buoni insegnamenti vengano assimilati a casa nostra.