«Blind date», ballo polemico

La critica lo ha definito «uno dei tesori insostituibili dell'America». Ma la sua preziosità non è solo nell'estetica della sua arte. Da oltre vent'anni, infatti, Bill T. Jones guida una compagnia di danza contemporanea dalle frizioni della società trae materiale per la scena. Prezioso, dunque, perché con i suoi spettacoli prova a raccontare un po' del mondo in cui viviamo. Con Blind Date Bill T. Jones affronta l'attualità più tragica, quella della guerra. «Tutto è nato durante le elezioni presidenziali del 2004, osservando i toni durissimi dello scontro tra destra e sinistra - racconta l'artista -. Una campagna in cui le cose essenziali finivano in secondo piano rispetto a fatti minori, come i comportamenti sessuali dei candidati, che invece passavano per questioni cruciali. Il bianco diventava nero e viceversa, insomma, con un veterano di guerra, John Kerry, accusato di essere traditore dei valori e un altro considerato un eroe anche se aveva tentato di evitare il servizio militare». Jones non lo nomina nemmeno, George W. Bush. Ma lascia capire che non è il suo presidente ideale. E lascerebbe intendere il suo spettacolo come un atto d'accusa contro la politica dell'inquilino della Casa Bianca, se lui stesso non si affrettasse a spiegare il punto essenziale: «Fare uno spettacolo solo contro la guerra sarebbe stato stupido. Io volevo andare oltre, e cioè fermarmi a riflettere sulla confusione delle persone davanti a decisioni prese da altri e in loro nome». Blind date (appuntamento al buio) è frutto di quella confusione. Jones ha riunito i membri della sua compagnia, multietnica, e ha chiesto loro cosa ne pensassero. Dice: «Asli Bubul, turca, mi ha raccontato il significato della mezza luna sulla bandiera del suo Paese. Wen-Chung Lin, da Taiwan, mi ha detto che lui i sentimenti non li racconta, ma li danza. Erick Montes, messicano, invece si è quasi offeso e mi ha ribadito che lui è un artista proprio perché non usa il linguaggio della politica».
Dalle interviste è nato uno show composito, in città in prima nazionale. E che però, durante la presentazione, ha fatto infuriare l’assessore Sgarbi: «L’America non è il luogo del male. Perchè non fanno questo spettacolo ad Algeri? La missione in Irak non ha nulla di religioso, sono i musulmani che uccidono in nome di Dio, non gli americani». E alla fine: «Sarebbe da censurare ma non lo faccio per non fargli un piacere, la censura esalta la libertà».
Blind Date
lunedì e martedì ore 21
teatro degli Arcimboldi