«Blindato» il tesoretto, ventesima fiducia

L’annuncio di Chiti: «Serve il via libera entro il 31 luglio»

da Roma

La fiducia fa 20. Sembra il titolo di un film o un numero da giocare al lotto. E invece è il totale delle richieste di fiducia avanzate dal governo Prodi, che con quella di ieri pomeriggio sul tesoretto raggiunge, appunto, quota 20. Sono da poco passate le 17 quando il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti, nell’Aula di Montecitorio, annuncia: «Il governo pone alla Camera la questione di fiducia sul decreto tesoretto». E la motiva: si impone poiché la scadenza del 31 luglio è prossima ed «è necessario licenziare il decreto in entrambi i rami del Parlamento entro la pausa estiva dei lavori». Il presidente Bertinotti sospende immediatamente la seduta. I capigruppo della Camera si riuniscono. Risultato? Questo pomeriggio l’assemblea della Camera è chiamata a votare sulla fiducia al governo Prodi.
In poco più di un anno, vale a dire dal giorno del giuramento, (18 maggio 2006), l’esecutivo Prodi ha chiesto il «via libera» con la fiducia per ben 20 volte, cioè sui principali provvedimenti della sua legislatura. Basta dare un’occhiata al quadro complessivo: 16 in tutto sono state le richieste su singoli provvedimenti (8 alla Camera e 8 al Senato). Mentre quattro sono state le votazioni politiche: le due al momento dell’insediamento e le altre due dopo la crisi di febbraio con il conseguente rinvio alle Camere da parte del presidente della Repubblica. L’ultima fiducia in ordine di tempo era stata votata il 3 luglio scorso sul provvedimento dell’esecutivo per gli interventi straordinari contro l’emergenza rifiuti in Campania (304 voti a favore e 213 contrari). Prima ancora, il 10 maggio, il Parlamento aveva votato la fiducia sul decreto per il ripiano dei disavanzi sanitari di alcune Regioni (298 i sì, 150 i no). In precedenza, il 30 marzo scorso, era toccato ai senatori votare la fiducia all’esecutivo sul decreto per le liberalizzazioni (161 i sì e 153 i no). E così via via.
Tornando al tesoretto, in serata, davanti alle forti critiche dell’opposizione, che accusa di essere davanti «a un vero e proprio record», dalle stanze di palazzo Chigi arriva la risposta: la fiducia non è «una manovra politica», ma un atto di attenzione nei confronti dei tanti pensionati che stanno attendendo l’innalzamento dele pensioni minime. Motivazione che però non riesce a placare gli animi della Cdl. Si tratta «di un governo debolissimo e contraddittorio», accusa il vicecoordinatore nazionale di Fi, Fabrizio Cicchitto. «Chiedono la fiducia? Si vede che sanno di non avere i numeri per governare», tuona l’esponente di Forza Italia, ricordando anche il «quadro ben diverso» della precedente legislatura (circa 50 richieste di fiducia in cinque anni di governo).