Blitz all’alba, abusivi cacciati da via Simonetta

Pochi giorni fa nello stabile un egiziano era stato ferito con una fucilata. Manca: «Estirpato un bubbone di illegalità»

Il blitz scatta all’alba. Gli agenti di polizia si presentano davanti allo stabile di via Cicco Simonetta, dove il 15 febbraio scorso un egiziano era stato ferito a colpi di fucile, e dove da tempo si ripetono frequenti episodi di microcriminalità. L’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro, a scopo preventivo, di diciassette appartamenti (ce ne sono una quarantina nel palazzo) abusivamente occupati da immigrati di varia nazionalità. Molti regolari, alcuni clandestini. Inizia lo sgombero.
Le operazioni vanno avanti senza troppe tensioni. Una decina di inquilini risultano irregolari. Vengono portati al commissariato di Porta Genova per condurre gli accertamenti, in attesa di un’eventuale espulsione. Per chi ha il permesso di soggiorno, invece, si tratta di trovare una nuova casa. Sette appartamenti, invece, restano occupati. Secondo il magistrato, infatti, ci sarebbe un contratto regolare anche se in scadenza o moroso. Come Ihab, egiziano di 32 anni, regolare, che qui ci abita «da dieci anni, avevo un contratto d’affitto con i vecchi proprietari. Siamo in pochi a rimanere, vedremo per quanto tempo, perché qui devono fare i lavori. Ma non ho altro posto dove andare». Oggi, però, nessun trasloco in vista per Ihab. «Siamo in causa da anni con la nuova proprietà, e per questo potrò rimanere qui».
Punto di vista uguale e contrario, quello della «Cogemar», società immobiliare proprietaria dello stabile. «Si tratta di persone che avevano un contratto d’affitto con la precedente proprietà, ma non con noi - precisa l’avvocato Daria Pesce, legale della «Cogemar», presente allo sgombero -. Per questo ci sono già aperti dei contenziosi legali e aspetteremo il risultato». E comunque, «il palazzo è pericolante, abitato dai irregolari e abusivi. Abbiamo chiesto lo sgombero e il magistrato ha disposto le operazioni».
L’intervento in via Cicco Simonetta solleva immediate reazioni politiche. Al centro, i temi della legalità e della sicurezza, con un occhio alla polemica pre-elettorale. «Ringrazio il magistrato per le operazioni di questa mattina - è il commento del vicesindaco Riccardo De Corato - perché è necessario che le Forze dell’Ordine intervengano in maniera sollecita e decisa. Milano da sola non può far fronte a situazioni di questo tipo, a blitz messi in atto contro le regole e la legalità. Situazioni che non possono passare inosservate, perché creano gravi disagi ai cittadini e ostacolano l’integrazione e la convivenza pacifica degli extracomunitari nell’ambito della comunità locale. Da anni ormai gli inquilini dello stabile e i residenti del quartiere sopportavano una situazione che era diventata intollerabile in quanto costretti a convivere con sporcizia, risse e rumori a qualsiasi ora del giorno e della notte».
Ancora più netta la reazione dell’assessore alla Sicurezza, Guido Manca. «Un bubbone di illegalità nel cuore della città è stato estirpato, ed è stata ripristinata la legalità». Poi, una stoccata politica all’ex prefetto Bruno Ferrante, oggi candidato sindaco dell’Unione. «Servono meno chiacchiere e falegnameria (tavoli) - sibila Manca - e più fatti e polizia (sgomberi)». E insiste. «Dal marzo del 2005 chiedevamo, inutilmente, gli sgomberi a Milano. Adesso, grazie anche al nuovo Prefetto, la situazione sarà normalizzata. I cittadini e i commercianti della zona tirano finalmente un sospiro di sollievo, e lo stesso immobile del Comune al civico numero 15, in vendita, viene sicuramente valorizzato». E chiude, rilanciando: «I milanesi attendevano da tempo un preciso segnale in questa direzione. Ora tocca ai campi nomadi abusivi e ai centri sociali abusivi».
In via Simonetta, a tarda sera immigrati e forze dell’ordine sono ancora in strada. Da un lato, chi non vuole lasciare la propria casa e si accampa alla meglio sui marciapiedi. Dall’altro, chi deve impedire che lo stabile venga nuovamente occupato.