Il blitz all'alba: impegnati i paracadutisti del Col Moschin e le Sas inglesi

Venticinque gli uomini impegnati nell'operazione. Sul terreno sono stati impegnati sia i paracadutisti italiani sia gli inglesi del Sas
(Special air service) e dell’Sbs (Special boat service)

Roma - Due dozzine di uomini per un blitz "in movimento", scattato alla prima e forse ultima occasione disponibile. Elicotteri Mangusta in volo silenzioso sopra l'obiettivo, per tenerlo costantemente sotto tiro, mentre a terra gli uomini del Saf a bordo di jeep e veicoli blindati impegnavano in uno scontro a fuoco violentissimo i rapitori dei due 007 italiani, diretti con due veicoli verso il sud dell'Afghanistan. Nonostante fosse pianificata nei minimi dettagli, e deciso già da ieri pomeriggio, è stata un'operazione molto complessa e difficile quella che ha consentito la liberazione dei due agenti del Sismi sequestrati sabato mattina assieme a due afghani. Tanto che dei 4 ostaggi in mano ai sequestratori uno è morto e uno dei due italiani - che avrebbe un passato nel Col Moschin e sarebbe originario della Sardegna - è rimasto ferito gravemente. "Se non fossimo intervenuti chissà come sarebbe andata a finire. Più il tempo passava e maggiori diventavano i rischi" ammette una fonte ben informata. Analisi confermata anche nelle dichiarazioni ufficiali: "non potevamo fare altrimenti, c'era il rischio imminente che fossero uccisi", ha detto D'Alema.

La decisione di intervenire con un'azione di forza, il governo italiano l'ha presa ieri nel primo pomeriggio, quando ha avuto la "certezza assoluta" di dove si trovasse la prigione degli 007. Uomini che lavorano nel gruppo del Servizio segreto militare che si è occupato, tra l'altro, del sequestro nelle Filippine di padre Bossi. La prigione è stata individuata grazie all'attività di intelligence svolta dagli uomini del Sismi - che possono contare su una fitta rete di contatti - con il contributo di americani e tedeschi. Ulteriori, preziose, informazioni sono arrivate dalle intercettazioni delle comunicazioni satellitari dei sequestratori, mentre un Predator, un aereo senza pilota, ha monitorato costantemente ogni attività nei pressi della prigione, con ogni probabilità una casa isolata tra i distretti di Shindand e Farah.

Il blitz è scattato alle prime luci dell'alba: "Non era possibile al tramonto" ha detto il premier Prodi. Quando stamattina ostaggi e rapitori sono saliti a bordo di due jeep, Parisi ha dato il via libera al comandante italiano in zona di operazioni, il generale Fausto Macor. Agli italiani è stato affidato il compito di dirigere il blitz, di mettere in sicurezza l'area più prossima all'intervento, a bordo degli elicotteri e di garantire la copertura agli uomini a terra. Ai Sas è toccato il blitz vero e proprio: bloccare i mezzi dei sequestratori e prelevare gli ostaggi. L'operazione sarebbe durata complessivamente pochi minuti, nei quali però sono stati sparati da entrambe le parti centinaia di colpi. Da che parte provengano quelli che hanno ferito i due italiani finora non è stato chiarito.

Al termine dello scontro sul terreno, ha detto Parisi alla Camera, sono rimasti 9 dei (forse) dieci sequestratori. Ma chi erano? Il ministro non lo dice ma più di una fonte governativa sottolinea che l'obiettivo era comunque quello di far arrivare gli ostaggi in mano ad un gruppo 'politico', che avrebbe tentato di aprire una lunga trattativa come avvenuto per altri sequestri. Fonti locali hanno indicato nei mullah Aktar e Khuda-I-Dad i responsabili del sequestro. Due signori della guerra locali, da sempre vicini ai taleban, che oggi avrebbero dovuto consegnare gli ostaggi proprio agli uomini del mullah Omar. L'intervento dei militari glielo ha impedito.