Blitz antidroga, 54 arresti in tutta Italia

In cella ex della gang Vallanzasca paralizzato dopo una sparatoria

Una cinquantina di ordini di cattura, metà eseguiti, metà notificati in carcere. Con questi arresti la «narcotici» pensa di avere stroncato l’attività di un «cartello» di trafficanti di droga, composto da una decina di «batterie» collegate tra loro. All’interno dei diversi gruppi balordi «nazionali», radicati in diverse regioni, ed «esteri», kosovari e albanesi, ma anche spagnoli, brasiliani e ovviamente colombiani. Tra loro infine anche schegge della vecchia mala milanese, come Flavio Bettinelli, un ex della banda Vallanzasca.
Le indagini, come ha spiegato il vice dirigente della mobile Fabio Bernardi, partirono alla fine del 2000 monitorando l’attività di alcuni spacciatori della Comasina e di Quarto Oggiaro. Personaggi, ha verificato l’inchiesta, in contatto con gruppi di trafficanti che facevano capo alla cosca di Gioia Tauro Pesce-Bellocchio. Ma con una caratteristica: ognuna agiva in proprio, salvo poi unirsi per fare acquisti all’ingrosso, punire gli sgarri con la morte, tre gli omicidi contestati, proteggersi dai concorrenti, controllare il territorio. Nel corso di questi cinque anni non sono mancati «casuali» sequestri, decine di chili di cocaina ed eroina, e altrettanto «casuali» arresti appunto i 25 già in cella.
A questo che Bernardi ha definito «cartello», la polizia ha risposto organizzandosi analogamente: all’inchiesta si sono via via affiancate le squadre mobili di Como, Sondrio, Brescia, Bergamo, Treviso, Alessandria, Napoli e Reggio Calabria, poi le polizie di Svizzera, Spagna, Brasile, Sud America. E dopo cinque anni di appostamenti, pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali l’altra notte gli agenti hanno fatto tintinnare di manette in mezz’Italia.
A Milano in particolare finiscono in cella giovani rampanti come Marco Gallarati, 30 anni, bella vita, belle donne, belle auto. Viveva come un latitante, dormendo raramente nello stesso posto. Pronto a debuttare nel bel mondo, acquistando un ristorante di lusso in via Como. Oppure «vecchie glorie», come appunto Bettinelli: negli anni ’70 durante una sparatoria fu colpito da un proiettile alla schiena e costretto su una sedia a rotelle. Condannato a 30 anni, evase durante un permesso e fuggì a Valencia, da dove ha mantenuto i contatti con la banda, pianificando il traffico di cocaina dal Sud America all’Italia, ovviamente via Spagna.