Blitz del centro sociale Bulk Occupato edificio comunale

Interrogazione di De Corato a Pisanu: «Lo stabile va sgomberato»

Marta Bravi

Quel palazzo abbandonato in via Piranesi 76, a poche centinaia di metri dall’emittente televisiva Sky era proprio invitante. In ottime condizioni, grande e accogliente. Pronto per essere occupato. A questo pensavano gli autonomi del centro sociale Bulk il 6 dicembre quando scrivevano la loro lettera on line «a tutta la metropoli di Milano e oltre, con particolare attenzione a quei soggetti, singoli e collettivi, che per rabbia o per sensibilità, in questi anni si sono messi in movimento». Nella conclusione del comunicato si anticipava l’appuntamento dell’assemblea collettiva fissata per il 12 dicembre, il luogo? «il 12 alle 12 vai sul sito del Bulk per scoprirlo». Ecco che ieri alle 12 il mistero è stato svelato: via Piranesi. Sul posto sono accorsi vigili di quartiere e agenti della Digos, ma l’occupazione è avvenuta in modo pacifico. «Per entrare non abbiamo dovuto fare nessuno sforzo perché la proprietà era già aperta», racconta Martina, portavoce del centro sociale.
Durissime le parole del vicesindaco Riccardo De Corato che preannuncia un’interrogazione al ministro dell’Interno Pisanu: «Per anni il centro sociale Deposito Bulk ha occupato il magazzino di via Niccolini senza che nessuno intervenisse. Mi chiedo se anche questa volta le autorità assisteranno inerti a quello che aveva tutta l’aria di essere un normale trasloco mentre si tratta di un vero e proprio reato. Domani presenterò un’interrogazione in Senato affinché siano valutati in tempi brevi gli interventi più opportuni per lo sgombero dello stabile». Indignato anche l’assessore alla Sicurezza Guido Manca: «Abbiamo chiesto al Prefetto l’immediato sgombero. Milano non può più tollerare scorribande illegali dei giovani dei centri sociali che commettono reati contro la proprietà. La situazione dev’essere normalizzata al più presto».
Gli autonomi del Bulk, dal ’99 domiciliati in via Niccolini 36, in uno stabile dell’Ex Enel, hanno deciso di prendere abusivamente possesso del nuovo edificio di proprietà demaniale, già deposito della Butan Gas per ovviare a quella «fastidiosa» ordinanza di sequestro sempre più imminente. La richiesta era stata firmata dal gip Orsola de Cristoforis nel giugno 2004, cui era seguita l’ordinanza di sgombero firmata dal pm Fabio Roia, a causa della situazione di assoluta illegalità che vigeva all’interno della struttura, pericolosa e fatiscente. Si era scelta una linea soft per permettere agli autonomi di trovare una nuova sede. Circa un mese fa si è aperta una trattativa tra gli abusivi e l’immobiliare che possiede lo stabile, che ha concesso loro un mese di tempo per andarsene. «Non si tratterà di un vero e proprio sgombero - ha confermato ieri Martina - perché da alcune settimane è aperta una trattativa con l’immobiliare. Potremmo essere noi a traslocare se ci fossero le condizioni». L’area occupata dal Bulk, infatti, è interessata da un progetto che prevede 2mila mq di verde pubblico attrezzato, 8mila mq di parcheggi sotterranei, un grande spazio espositivo: un investimento da 200 milioni di euro firmato da un gruppo italo-americano.
In stridente contrasto con le dichiarazioni del senatore di An, le parole del consigliere comunale di Rifondazione Comunista, Daniele Farina, che appoggia addirittura il gesto: «Una parte della città dà certamente il benvenuto al gruppo di giovani del deposito Bulk che nella mattinata di oggi hanno occupato un immobile lungamente dismesso di proprietà demaniale. L’annuncio di un accordo con la proprietà di via Niccolini offre al Comune l’occasione per fare finalmente qualcosa nel senso di quelle politiche giovanili che paiono sfuggirgli costantemente». E intanto ieri alle 21.30 gli attivisti del Bulk celebravano l’ottavo compleanno della prima occupazione.