Blitz a Cinecittà: requisiti 12 appartamenti

Alessia Marani

A mali estremi, estremi rimedi. Deve averlo pensato Sandro Medici, l’ex giornalista del manifesto oggi a capo del X Municipio quando ieri mattina, alle 10,30, ha di fatto «preso possesso» di 12 appartamenti di uno stabile di proprietà privata, ma abbandonato da anni, in via Lucio Calpurnio Bibulo, a Cinecittà. «Quartiere di sfratti e senzacasa (almeno 2.000 in lista per un alloggio comunale), dove l’emergenza abitativa è alle stelle e le famiglie vittime delle recenti cartolarizzazioni sono disperate», dice lui. E aggiunge: «Sfido qualunque amministratore davanti a una simile emergenza a non fare tutto il possibile per trovare una soluzione, anche temporanea». E la soluzione Medici - a modo suo e contro la legge - l’ha trovata. Si chiama «requisizione», è stata anticipata da una montagna di fax, lettere e raccomandate alla società titolare dell’immobile «che non ha mai risposto, neanche alle provocazioni», come spiegano al Decimo. Nemmeno all’indomani del 30 settembre scorso quando per «gentile concessione» del parlamentino di piazza Cinecittà, tre coppie di anziani disabili diventano inquilini dei primi tre appartamenti «requisiti», per un totale di quindici.
A spalleggiare il presidente del X è l’Unione Inquilini di Roma e del Lazio: «Medici - fa sapere il segretario, Massimo Pasquini - si è mosso tenendo conto di tre elementi: la difesa della salute dei cittadini, la temporalità dell’intervento e il risarcimento del danno calcolato in base al pagamento del canone di locazione comunale.
Come da proposta elaborata dal nostro stesso ufficio legale». In più, secondo lo stesso Medici, una recente sentenza della Corte di cassazione avrebbe dato la possibilità di procedere alle requisizioni a condizione che il proprietario non venga espropriato, ma che, anzi, riceva una rendita.
«Un atto assolutamente nullo, senza valore - replica, fermo, il prefetto Achille Serra -. Un colpo di mano di cui ho già riferito all’autorità giudiziaria. Guai che quanto avvenuto a Cinecittà diventi un esempio per Roma. Si tratta di un reato e come tale va perseguito. Sono curioso di sapere come l’autorità giudiziaria, appunto, si pronuncerà sulla vicenda. Le forze dell’ordine interverranno di conseguenza. L’atto, ripeto, è certamente senza valore». Contro la «politica dell’emergenza» della mini-giunta Medici (già adottata in parte anche in III, V e XI municipio dove però è stato fatto ricorso al Tar) si scaglia Alleanza Nazionale: «Sull’emergenza casa a Roma va rispettata la legalità - affermano il capogruppo in Campidoglio, Sergio Marchi, e i consiglieri comunali, Marco Marsilio e Davide Di Giacomo -. Ci appelliamo al sindaco e al prefetto perché quest’azione non costituisca un pericolosissimo precedente.
Pensavamo che le “okkupazioni” fossero solo prerogativa di gruppi come Action, ma la provocazione da parte dei municipi non può e non deve costituire una soluzione, in rispetto soprattutto di chi da anni è in lista per un alloggio regolare. Sia chiaro - concludono - non è che vogliamo chiudere gli occhi di fronte alla drammatica situazione che vivono migliaia di nuclei familiari nella Capitale, ma vogliamo evitare che nella Capitale d’Italia si affermi il principio del Far West».
Sulla vicenda si è pronunciato anche l’assessore capitolino alle Politiche Abitative, Claudio Minelli, che ha anticipato, comunque, la sua partecipazione alla manifestazione nazionale del 29 ottobre per il diritto alla casa. «I provvedimenti di requisizione che alcuni sindaci e un municipio a Roma hanno adottato o stanno adottando - ha detto - non possono rappresentare, in fatto di politica abitativa, una scelta di governo, e non soltanto perché la magistratura amministrativa non li considera strumenti legittimi, come dimostra la sentenza del Tar del Lazio del marzo scorso. Ma il problema è grave e va affrontato».