Blitz dei giovani comunisti: rissa al convegno pro Biagi

da Roma

A tradirli è stato il look radical chic che a Roma etichettano come pariolino e che ormai è diventato un marchio di appartenenza alla sinistra quasi quanto le magliette con il Che. E anche la memoria visiva di Francesco Pasquali, segretario dei giovani di Forza Italia. Gli è bastata un’occhiata per capire che i sei che stavano interrompendo il convegno in memoria di Marco Biagi, srotolando uno striscione anonimo, non erano lavoratori precari disperati, ma un pezzo di classe dirigente dei Giovani comunisti, cioè di Rifondazione comunista.
In testa la portavoce dei giovani bertinottiani Elisabetta Piccolotto, riuscita a eludere i controlli all’ingresso del teatro Capranica per approdare fino al palco dove si stavano alternando giuslavoristi, politici e sindacalisti. Tutti in difesa del percorso di riforme iniziato con il pacchetto Treu e continuato con la legge Biagi. Una manciata di secondi di gelo. Addirittura qualche applauso, perché a molti la scritta sullo striscione giallo, «Siamo così giovani che non possiamo aspettare», era sembrata una sintesi efficace del progetto di Biagi: un mercato del lavoro inclusivo. Infine qualche minuto di parapiglia, tra gli inviti ad andarsene da parte dei presenti (particolarmente arrabbiato il leader Udc Pier Ferdinando Casini) e i proclami dei giovani comunisti che non ne volevano sapere. Poi il convegno è tornato nei binari. «Che tristezza. Giovani traviati da cattivi maestri che sbagliano obiettivo», ha commentato il segretario della Cisl Raffaele Bonanni che partecipava insieme al leader della Uil Luigi Angeletti.
Il convegno è stato il contraltare della manifestazione della sinistra estrema. Corteo «passatista», l’ha definito Maurizio Sacconi, ex sottosegretario al Welfare che lavorò gomito a gomito con il giuslavorista.
Al Capranica c’è stata una rivendicazione dei risultati ottenuti con le riforme, suffragata dai numeri dei nuovi occupati creati da quando sono in vigore (2,6 milioni). E anche dalla valanga di Sì alla consultazione sindacale sul Protocollo. Li ha ricordati persino Silvio Berlusconi, in un saluto inviato agli organizzatori. La consultazione «ha fatto registrare l’assenso di milioni di persone ad un protocollo che aveva a sua volta confermato l’impianto complessivo della legge Biagi». Riflessioni che, dovranno diventare patrimonio di «quella nuova stagione politica che credo necessaria e ormai prossima ad aprirsi». Per il momento gli organizzatori del comitato di difesa della legge Biagi incassano il consenso crescente attorno alla riforma. E il diritto a «restituire la figura e la memoria di Biagi all’Italia», come ha sottolineato Giuliano Cazzola, che ha organizzato l’evento con Stefania Craxi.
Sul palco i rappresentanti delle associazioni datoriali, esponenti del centrodestra, da Casini a Renato Brunetta fino a Maurizio Gasparri. Più nutrita la pattuglia dei riformisti di sinistra: Franco Debenedetti, Antonio Polito, Lanfranco Turci, Nicola Rossi. E il giuslavorista Pietro Ichino che ha dato il suo contributo con un «esercizio di fantasia»: immaginare i titoli dei giornali se la legge fosse stata approvata dalla sinistra. «Ultime ore per i Co.co.co. Giro di vite contro gli abusi. Già pronte le circolari contro la vergogna dei call center». Le cose sono andate diversamente. Si è scatenata una «furibonda, faziosa mistificazione» che è poi stata smentita dai fatti. Tanto che - ha osservato Ichino - anche l’estrema sinistra comincia a dire che la Biagi era un obiettivo sbagliato.
Le somme le tira Franca Biagi, sorella del professore ucciso dalle Br. Spera che adesso si possa «aprire una nuova strada, per un vero e costruttivo dialogo, come avrebbe voluto Marco». Obiettivo che al Capranica sembra a portata di mano. A pizza San Giovanni no.