Blitz al Gramigna Padova sfratta gli amici delle Br

Il Comune ha sgomberato il centro sociale simbolo dell’antagonismo veneto e culla di alcuni brigatisti

da Padova

«Hasta la victoria siempre, compagno Zanonato». Dopo il suk di via Anelli, il sindaco diessino di Padova si riprende pure il centro sociale che sette brigatisti arrestati, tra febbraio e giugno di quest’anno, usavano come palestra ideologica. Sì, sul Centro popolare occupato «Gramigna» sventola ora la bandiera della legalità. L’hanno piantata ieri mattina all’alba carabinieri e poliziotti di Padova, intervenuti in tenuta da antisommossa, al termine di un blitz che più tranquillo non si poteva. «Carabinieri, polizia e Digos al gran completo hanno sgomberato il Cpo Gramigna - scrivono i marxisti-leninisti del terzo millennio sul proprio sito internet -. La richiesta partita dalla giunta diessina di Zanonato conferma la politica fascista di questo governo che chiude spazi di socialità e arresta i compagni. Questo sgombero, il 14° in 20 anni di lotta del Cpo Gramigna non ci ferma, la resistenza continua». Il delirante comunicato dei cuginetti di Toni Negri, mescolato ai «Bollettini della resistenza irachena» e per le dichiarazioni di sostegno alle azioni palestinesi a Gaza, è l’unica forma di resistenza opposta agli agenti che ieri mattina si sono trovati sulla propria strada solo qualche bomboletta spray, striscioni, poster di Totò e murali inquietanti di Carlo Giuliani.
«È stata ripristinata la legalità - esulta Flavio Zanonato - ed è stato restituito alla città un bene pubblico. Spero che adesso tutti abbiano capito che non sono accettabili atteggiamenti prevaricatori da parte di nessuno. Non può funzionare una comunità in cui ognuno occupa uno spazio di tutti e lo gestisce contro le regole e come meglio crede, sottraendolo alla destinazione prevista dall’amministrazione».
È dal 2001 che i padovani storcono il naso quando si parla del Gramigna. E chi abita dalle parti di via Retrone, ha vissuto sei anni d’inferno. La musica popolare, pompata a tutto volume, rompeva i timpani ben più degli slogan anacronistici dedicati a un comunismo da archeologia degli orrori. Logico, quindi, che l’intervento risolutore sia stato accolto da inni di gioia da chi fa l’operaio per davvero e che nelle notti passate avrebbe voluto dormire.
Ma se la storia recente del Gramigna risale all’occupazione di questa ex scuola elementare, non bisogna dimenticare che il filo rosso del terrorismo riemerso all’inizio di quest’anno il Gramigna lo annoda ai testi del prof. Toni Negri e al movimento di Autonomia operaia nei primi anni 80.
Il prefetto e il questore di Padova hanno precisato che lo sgombero non è legato alle accuse di terrorismo. «La procura di Milano - ha sottolineato il questore - non ha mai giudicato il Gramigna direttamente collegato con la militanza dei brigatisti arrestati. Prima di agire noi abbiamo aspettato che l’indagine finisse».
Una mano di bianco ha coperto il faccione di Che Guevara che faceva da logo del Gramigna e adesso il sindaco Zanonato potrà affittare l’edificio, pare, a una scuola steineriana. Il sindaco festeggia la sua «victoria» incassando i complimenti dei politici, pure quelli di centrodestra, governatore Galan in testa: ripulita via Anelli, riconquistata la scuola occupata dal Gramigna. «Adesso chiuda pure il centro sociale Pedro», auspica il deputato aennista Filippo Ascierto, che plaude «senza imbarazzo al sindaco». Manca poco che non lo chiami camerata Zanonato...