«Il blitz? I 40 minuti più lunghi della mia vita»

Lo sfogo dopo la missione compiuta. Il presidente americano Barack Obama racconta paure ed emozioni dei «quaranta minuti più lunghi della mia vita»: così li definisce ai microfoni della Cbs, durante il talk-show domenicale «60 minutes». «Lanciare il blitz contro Osama Bin Laden è stata una delle decisioni più difficili da comandante in capo», ammette il presidente in una lunga intervista. Poi l’ammissione: i quaranta minuti più lunghi «a eccezione forse di quando mia figlia Sasha ha avuto la meningite, quando aveva tre mesi, e io attendevo che il medico mi dicesse che stava bene». Obama racconta tensioni e timori di un momento cruciale nella sua vita da presidente, la presa di coscienza che un fallimento dell’operazione avrebbe potuto avere «conseguenze significative», e la paura che tutto potesse finire come in passato. Il presidente ammette che «sì, assolutamente», ha pensato a due importanti insuccessi delle forze americane: in Iran nel 1980, quando il presidente Jimmy Carter lanciò un’operazione per liberare gli ostaggi trattenuti con la forza all’ambasciata americana; e in Somalia, nel 1993, quando due elicotteri americani Black Hawk furono abbattuti a Mogadiscio e i cadaveri dei soldati americani trascinati per le strade della città davanti alle macchine fotografiche. D’altra parte non c’era alcuna prova diretta e assolutamente certa della presenza di Osama Bin Laden nel covo di Abbottabad. «Alla fine del giorno c’era sempre il 55 per cento di possibilità, contro il 45. Non potevamo dire con certezza che Bin Laden era lì», ha spiegato Obama. Il presidente ha detto di avere preso la sua decisione finale il giovedì precedente l’incursione.
Nel frattempo, ha proseguito le sue attività abituali, tenendo per sé il grande segreto dell’operazione. «Pochissime persone alla Casa Bianca sapevano. La grande maggioranza dei miei principali consulenti non lo sapeva», ha affermato. Poi lo sguardo al futuro: «Ora è il momento di sferrare il colpo di grazia ad Al Qaida».