Blitz israeliano contro Hamas D’Alema critica Gerusalemme

Arrestati nella notte più di 30 esponenti del movimento islamico, tra cui un ministro

Più di trenta importanti esponenti di Hamas, tra i quali il ministro palestinese dell’Istruzione Naser al-Shaes, tre deputati e sindaco e vicesindaco di Nablus, sono stati arrestati la notte scorsa dalle forze israeliane nel corso di una retata in Cisgiordania. È una nuova fase della risposta di Gerusalemme ai continui lanci di razzi dal nord della Striscia di Gaza, che stanno trasformando la cittadina israeliana di Sderot in una località fantasma.
Inevitabilmente, la decisa azione israeliana, cui si aggiungono ulteriori attacchi aerei mirati su Gaza, ha provocato un’altrettanto decisa reazione - finora solo verbale - da parte di Hamas, che minaccia di ricorrere «a qualsiasi mezzo» per ottenere il rilascio degli arrestati.
L’inviato delle Nazioni Unite Michael Williams ha definito «preoccupante» l’iniziativa israeliana, e prontamente si è associato il ministro italiano degli Esteri. Per Massimo D’Alema si tratta di un atto «molto preoccupante, che non crediamo contribuisca a rilanciare le condizioni di dialogo». D’Alema ha invitato Israele a rilasciare gli arrestati, e si è rivolto «a tutti» perché siano «ricreate le condizioni cessando ogni atto di violenza perché si torni al dialogo che si era avviato tra Abu Mazen e Olmert».
Non sembra, almeno per il momento, che le esortazioni di D’Alema abbiano ottenuto ascolto. Hamas ha continuato a lanciare i suoi razzi verso il territorio israeliano, ignorando il capo della diplomazia italiana e lo stesso presidente dell’Autorità nazionale palestinese, il leader di Al Fatah Abu Mazen, che aveva chiesto una tregua. Il movimento estremista islamico ha anzi colto l’occasione per farsi beffe del laico Fatah, definendolo «non in contatto con i sentimenti del nostro popolo».
I soldati israeliani sono penetrati nottetempo nella città cisgiordana di Nablus e hanno catturato il ministro al-Shaes, il sindaco della città e il suo vice e diversi altri esponenti di Hamas, tra cui tre deputati del Parlamento palestinese. Questi ultimi vanno a raggiungere gli altri trenta circa arrestati tempo addietro dagli israeliani, e mai rilasciati.
Dopo il raid Hamas ha emesso un comunicato, nel quale si legge tra l’altro che «la prolungata detenzione di ministri e deputati dà a Hamas il diritto di ricorrere a qualsiasi mezzo per liberarli». Affermazione seguita dalle consuete truculente minacce: «Se fosse fatto loro del male, si aprirebbero le porte dell’inferno».
E mentre il portavoce del fragile governo palestinese di coalizione tra Hamas e Fatah denuncia «l’escalation dell’arroganza israeliana», le forze armate dello Stato ebraico replicano ricordando che «l’organizzazione terroristica Hamas è implicata nello sviluppo delle infrastrutture del terrore in Cisgiordania, sul modello già utilizzato nella Striscia di Gaza. Hamas utilizza istituzioni di governo per incoraggiare e supportare le attività terroristiche».
Hamas ha fatto sapere che prenderà in considerazione uno stop ai suoi lanci di razzi verso il territorio israeliano solo dopo che Israele avrà fermato ogni sua azione militare a Gaza e in Cisgiordania. Cosa che regolarmente Israele si rifiuta di fare, sostenendo che agisce per tutelarsi dagli attacchi e di terroristi.