Blitz nel fortino dei clandestini Arrestati 19 extracomunitari

La rissa ha offerto lo spunto, l’omicidio ha dato il colpo di grazia e creato il pretesto ottimale. Scoperchiare una realtà come il «fortino» dei clandestini di viale Bligny 42 è una classica operazione di disturbo che le forze dell’ordine dovrebbero fare periodicamente e in maniera sistematica per sovrintendere come si deve allo stato di salute della città. E così hanno proceduto ieri all’alba i centodieci carabinieri del comando provinciale dopo la rissa scoppiata giovedì sera nel mega complesso residenziale su sei piani dove un egiziano ha trovato la morte.
I metodi utilizzati sono, più o meno, quelli di un qualsiasi sgombero: si fanno uscire, dolenti o nolenti, tutti gli stranieri che abitano nello stabile e si procede a un controllo a tappeto sulle loro credenziali; in primis, naturalmente, si chiede loro di mostrare il famigerato permesso di soggiorno che, a chi ce l’ha in regola, offre l’opportunità di vivere e lavorare senza problemi nel nostro paese.
Dalle 5, e per tutta la mattina fino al tardo pomeriggio, quindi, i militari hanno proceduto al controllo di 513 anime (perlopiù di origine nordafricana) che vivono nei 280 appartamenti del più famoso fortino di Milano. Di questi ben 111 sono stati portati in caserma perché sprovvisti di alcun genere di documento. Per questo, alla fine di lunghe operazioni di controllo incrociate (la pratica del cosiddetto «controllo a tappeto» comprende, naturalmente, l’ausilio essenziale dell’ufficio immigrazione della questura) ieri sera sono stati 19 gli immigrati arrestati per aver violato la legge Bossi-Fini e 32 quelli denunciati a piedie libero.
«A nome del Comune - ha commentato ieri il vicesindaco, Riccardo De Corato quando è venuto a conoscenza dell’operazione di controllo nello stabile di viale Bligny 42 - e facendomi interprete dei sentimenti dei cittadini ringrazio il colonnello Sergio Pascali, comandante provinciale dell’Arma, che ha coordinato perfettamente questo primo forte intervento. A dimostrazione della volontà di risolvere definitivamente la situazione in uno stabile che ha da tempo diverse criticità».
«Sulla questione del sequestro che io stesso ho ieri avanzato richiamando l’applicazione del recente decreto sicurezza, si sta valutando appartamento per appartamento - conclude De Corato -. L’immobile è infatti su sei piani, ognuno dei quali occupato da una decina di abitazioni. Occorre, dunque fare interventi mirati, anche perché molti locali sono occupati regolarmente da italiani».
Intanto continuano le indagini sull’omicidio di giovedì sera. «Stiamo sentendo alcune persone» ha dichiarato ieri in mattinata il colonnello Paolo Ferrarese.