Blitz nella notte per strappare un bimbo alle cure del padre

Il minore ascoltato solo dopo la sentenza del giudice che ordina di riportarlo alla madre, straniera senza fissa dimora

(...) riaccompagnato dalla mamma, implora di restare dove era. La storia è lunga, nasce naturalmente dall’ennesima storia di un matrimonio finito. Ma impressiona anche perché in un’Italia che viene tutti i giorni viene insultata e accusata di essere razzista, stavolta il bimbo prelevato con la forza dalla polizia viene tolto a un padre italiano, imprenditore e benestante, per essere portato a casa della madre, un’ecuadoriana senza fissa dimora, che lascia la casa pagata e arredata dall’ex marito, che finisce all’ospedale per essere stata pestata da un suo nuovo compagno ecuadoriano. Una storia che è subito finita nelle mani del collegio del tribunale civile di Genova, cui gli avvocati Gian Paolo Vincenti Mattioli e Massimo Molinari hanno presentato un durissimo reclamo che contesta anche l’ordinanza del giudice.
«Vivevo con mia moglie e mio figlio a Montecarlo dove lavoro - spiega Franco, l’imprenditore cui è stato portato via di notte il bambino - Quando le cose tra noi hanno iniziato a non andare ben, mia moglie ha preso con sé il bambino ed è andata a Genova. Per due mesi non ho saputo nulla, poi si è fatta viva chiedendomi un aiuto per la casa. Ho affittato un appartamento alla Foce, l’ho arredato. Il giudice ha stabilito un affidamento condiviso del bambino, anche se io in realtà potevo vederlo solo ogni due settimane, nonostante lo psicologo del tribunale avesse scritto che mio figlio era caduto in depressione per non avermi visto per tanto tempo e che era necessario almeno un incontro settimanale». Le cose però sono precipitate ulteriormente. La donna ha avuto nuovi compagni ecuadoriani, con i quali viveva anche nella sua casa alla Foce, con il bimbo. «Un giorno mi ha chiamato dall’ospedale San Martino dove era ricoverata per essere stata picchiata dal compagno - aggiunge il padre - Mi ha chiesto se potevo tenere Claudio per l’estate. La mia ex moglie ha lasciato la casa, non ci sono neppure più i mobili, mi ha detto di andare a vivere in casa di una zia, senza dirmi dove, né come. Non ha una residenza. Io intanto ho iscritto il bambino alla scuola elementare di San Lorenzo al mare e il 15 settembre ha iniziato regolarmente i corsi ritrovando serenità e una vita normale».
Da lì il nuovo calvario. La donna ha fatto ricorso. Il giudice l’ha immediatamente accolto, disponendo che il bambino tornasse a vivere con lei. E poi il blitz, di notte, con le divise e le lacrime. «Anche di qualche poliziotto, costretto a eseguire una disposizione», chiosa Franco. Il resto lo aggiungono, con forza, i suoi avvocati. Nel reclamo parlano di «sacro fuoco, materno sì ma giuridico no», che avrebbe spinto il giudice nel prendere quello che gli stessi Vincenti Mattioli e Molinari definiscono «aberrante provvedimento». Ricordano che ora il piccolo frequenta una scuola elementare della Foce in quanto la sua ultima residenza nota era appunto in quella zona, mentre adesso pare viva con altre famiglie di ecuadoriani nel ponente cittadino. Citano tutta la giurisprudenza e le convenzioni per di diritti dei minori che impongono di tenere conto, nelle decisioni, di quelle che sono le soluzioni migliori per i minori e non per i suoi genitori. Soprattutto evidenziano il fatto che il giudice avrebbe affidato a un perito l’incarico di ascoltare il bambino, dopo che la sentenza era stata già emessa. E il blitz di notte effettuato. Con i pianti di Claudio, preso nel lettino dalla polizia.