Blitz no global contro il Mose Galan: ora basta

Vincenzo Pricolo

da Milano

Escono allo scoperto per non fare «la fine delle pantegane», come scrivono nel loro sito. Si autodefiniscono «NoMose», fanno parte della sinistra antagonista di Venezia contraria alle dighe mobili che dovrebbero proteggere la Serenissima dall’acqua alta. E ieri hanno occupato gli uffici del consorzio Venezia nuova per chiedere al governo di sciogliere lo stesso consorzio, concessionario delle opere di salvaguardia della laguna, e di congelare il progetto. Ma come quelle dei ratti grigi, la loro sortita ha provocato reazioni immediate, unanimi, stentoree e in gran parte giustificate.
I fatti. Guidato da Tommaso Cacciari, nipote del Massimo sindaco della città, un centinaio di autonomi dei centri sociali che hanno dato vita all’assemblea permanente «NoMose» ha occupato ieri mattina intorno alle 10 il consorzio Venezia nuova, che si trova al primo piano dell’edificio che ospita gli uffici del Magistrato delle acque. Invasa la sede, gli autonomi hanno esposto striscioni sui quali si leggeva «Fermiamo il Mose per salvare la laguna dal mare e dagli uomini» e «Save Venice», hanno urlato i loro slogan nei megafoni, trasmesso musica ad alto volume e annunciato per oggi una manifestazione alla quale hanno invitato tutti i cittadini. E mentre nell’ente occupato le normali attività proseguivano disturbate dalle presenze indesiderate e dal fracasso, gli autonomi si sono preparati, facendo arrivare vettovaglie e generi di conforto, a presidiare fino a domani (quando il cosiddetto Comitatone dovrebbe dare il via libera definitivo al Mose) i locali appena conquistati. Nel frattempo intorno all’edificio si schieravano gli uomini della Digos e dei Carabinieri, che hanno controllato la situazione senza intervenire fino al tardo pomeriggio, quando hanno portato via di peso i manifestanti fuori dal consorzio.
Le reazioni. L’inerzia dei tutori dell’ordine aveva spinto il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, a diramare una nota nella quale si parlava di «alcuni mentecatti violenti, cioè i teppisti che inneggiano a coloro che uccidono i nostri soldati». E nella quale si criticava apertamente il questore di Venezia «che mai - si legge nel comunicato di Galan - riesce a riportare ordine e sicurezza nel fronteggiare qualche decina di violenti, che ormai da tempo spaventano e minacciano i cittadini e i lavoratori». Dalla questura giungeva un replica di prammatica: «Non c’è alcuna intenzione di entrare in polemica con le istituzioni».
Ma Galan non era isolato, anzi. Antonio Di Pietro, il ministro delle Infrastrutture favorevole alle dighe tanto contestate dagli antagonisti, ha chiesto una «risposta ferma contro un atto irresponsabile e violento». Lo zio del leader autonomo, il Cacciari sindaco anch’esso contrario al Mose, ha sottolineato la sua «più netta condanna» di un’iniziativa «controproducente». E la polemica si è allargata quando, prima dello sgombero, tre parlamentari dell’Unione, Felice Casson, Paolo Cacciari (papà di Tommaso) e Luana Zanella, hanno preso parte nel consorzio occupato a una conferenza stampa insieme agli «invasori». «I rappresentanti di una maggioranza pericolosa per la democrazia e per l’Italia occupano assieme ai mascalzoni loro affiliati», ha commentato Galan.